Attacco di panico

Era lì.

Solo.

Tutto intorno era vacuo, asfissiante, fagocitante.

Aveva preso la Metro, la co(r)sa più semplice del mondo: in pochi attimi grandi distanze, niente traffico né code, una sola co(r)sa.

Eppure l’impegno ingombrante gli offuscava la mente.

Era la svolta della sua vita: o dentro o fuori.

Se avesse superato la prova, avrebbe risolto per sempre; viceversa, ancora anni di training, più esogeno che autogeno…

Aveva trovato il lasciapassare, meraviglia delle meraviglie. Ma non la Vita, professionalmente parlando.

Per questo stentava, in debito di ossigeno, di risorse, di baldanza.

L’aveva presa.

Ma stentava, i primi rivoli fuoriuscivano dalla colonna trocaica. Che però si andava bloccando, feroce, spietata.

E lui pensava: ai suoi affetti, alla loro potente bordata. Ma non bastavano.

Chiese al signore di farlo sedere. Asfittica la Metro, non più A, né B: a dir poco Z. Un eufemismo.

Ma il respiro stava finendo. Tutto intorno era buio, cupo, un inritum pondus.

Glielo chiese ancora: «La prego, mi faccia sedere: non respiro…». Ma lui confermò: «Il mio è un no, categorico».

E lui restava lì, in piedi, senza respiro.

Ad un certo punto il limite trascorse, l’aria era finita.

Pensò che l’unica soluzione fosse scappare. Di corsa! E volò su, come poteva, sfruttando gli ultimi istanti dell’ossigeno carente.

Entrò nel box. C’era una persona posata, matura, responsabile.

Le abbracciò le gambe, scendendo man mano sempre più giù. Poi le strinse i piedi. L’affanno era insostenibile. Il respiro si era tramutato, a dir poco, in sospiro…

Spirò.

Si ritrovò in quell’Ospedale.

Bellissimo, nel centro dell’Urbe. Oggi non c’è più. Come forse non c’è più quel che dipingiamo, assorti nel Vuoto, nel Tempo che fu.

Tante gocce l’avevano calmato. Tranquillizzato. Eppure quella sventura ancora incombeva. Non era finita.

Per altri sei mesi lo subissò, feroce, spietata.

Solo il suo Angelo gli evitava la trafila, scortandolo by car in illum locum.

Aveva visto il buio, il non plus ultra.

Né l’ultima, né la prima volta, ma tale era stato.

Se viviamo intonsi, innocenti, spontanei, senza macchia né paura, prima o poi arriverà.

Quel tuono arroventa la vita, la rende pervia, sine expedimentis. E noi lì, illusi.

Dove siamo, con chi viviamo, cosa facciamo?

Questo breve tempus, immo momentum, at non mo(vi)mentum, immo mo(ni)mentum, nos torquet, sine mora.

Noi continuiamo a credere che la vita sia semplice, affrontabile.

Sei mesi, già detto.

Furono proprio sei, tra incensi e profumi inebrianti.

E lui lì, ad aspirare voluttà, speranzoso, in piena fede.

Era stato Alvaro ad ispirargli quegli olezzi, e lo aveva seguito.

Fragranti, fantastici, gli avevano alleviato le sofferenze dell’Insostenibile.

Caro Alvaro, (in)-(re)spirando risolveva, e per questo venne anche a Parma per ringraziarti.

Ma anche Pecco.

E chi, se non Lui?

Un Frater Super (si perdoni la rima…), nei giorni d’accosto lo accostò dove doveva.

E vinse il Concorso, poiché aveva vinto il Ricorso. E non c’è Discorso, solo un Percorso, che ancora prosegue, sine requie

Ma non c’è rancore, solo una piccola, grande Fors.

La cd. Buona Sorte, opposta alla M…

Se c’è stata (I Tipo), lo ha salvato, concedendogli una proroga, per nulla scontata.

Ed eccomi a condividerla con un Lettore Elitario, per nulla scontato, anzi…

Benvoluto, ricercato, riservato!

Ti ringrazio, per esser giunto fin qui. Di cuore.

Non lo farò ad locum, ma d’ufficio.

Nulla è lapalissiano, ma Tu sei qui, ed è tutto lì.

Alla prossima: la vita de’ Noantri è piena di Costellazioni, presto si staglierà la prossima, donandoci nuovi Lidi.

E noi lì, a dipingerli, trasognati…

2 Commenti per “Attacco di panico

  1. Gli attacchi di panico credo che siano terribili e difficile combatterli.
    Esiste in noi, penso, una energia più o meno sotterranea che spesso non riusciamo a far venir fuori, ma esiste anche il nostro Angelo che silenzioso accanto a noi senza dubbio, fa il possibile per aiutarci, poi esiste anche la medicina che fa sicuramente la sua parte. La voglia di vivere poi, allontana certe ragnatele che vorrebbero avvolgerci e metterci in trappola. Non lo possiamo permettere perché, esistiamo.
    Un saluto.
    Sandra

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