La ricerca della volpe azzurra

Il paese in cui viveva Alotta era molto piccolo ma se anche fosse stato più grande non le sarebbe comunque bastato.
I suoi occhi curiosi erano sempre orientati verso l’orizzonte, oltre i confini, alla ricerca di qualcosa che non riusciva a trovare nel suo luogo natio.
La sua voglia di evadere doveva essere soddisfatta, non si sarebbe accontentata di una banale scusa per lasciare la famiglia, l’amico Carro e il cane Beppe.
La sua fuga doveva essere giustificata.
Passava i giorni e le notti cercando un pretesto. Inizialmente si mise in testa di raccogliere farfalle in giro per il mondo, ma quando capì che avrebbe dovuto ucciderle per inserirle in una bacheca ci rinunciò. Carro le suggerì di fotografarle ma ad Alotta era già venuta in mente un’altra idea: scalare le vette imbiancate di un monte molto alto. Prese informazioni a riguardo e capì che non era una cosa semplice, serviva allenamento e dedizione e lei forse non ne aveva abbastanza.
Stava quasi per rinunciare alla sua fuga quando su un quotidiano nazionale lesse una notizia che la fece sobbalzare dalla sedia.
Era da più di dieci anni che un gruppo di scienziati stava cercando la conferma ai loro studi. Secondo loro esisteva in natura un raro e bellissimo esemplare di volpe azzurra e avevano bisogno di volontari per intensificarne le ricerche.
Alotta fece in fretta lo zaino con l’essenziale, salutò la famiglia, l’amico Carro, il cane Beppe e si mise in cammino verso l’orizzonte con gli occhi pronti a scovare le più magnifiche meraviglie.
Negli anni a seguire vide un sacco di posti incantevoli, incontrò persone tra le più gentili del mondo, ballò, cantò e rise fino a perdere il fiato, però non riuscì mai a trovare la volpe azzurra.
Dopo più di vent’anni capì che quella scusa non reggeva più e che era venuto il tempo di scoprire la verità, doveva dirsi chiaramente il motivo per il quale quel paesino le stava stretto e per comprenderlo meglio decise di tornarci.
Trovò la famiglia molto invecchiata e del cane Beppe trovò solo il guinzaglio. Carro si era trasferito in città per lavoro e tornava in paese solo una quindicina di giorni d’estate.
Osservò le vecchie mura e notò che ai suoi occhi non le apparivano più come qualcosa di unico e familiare, erano come le ennesime mura dell’ennesimo paesino di campagna, in quel momento sentì di aver perso le sue radici e la malinconia tornò a farle visita.
Si mise a sedere su un muricciolo al margine del paese ad osservare la vallata che si distendeva a perdita d’occhio. Poteva guardare in ogni direzione e le venivano in mente città, paesi e persone. Storie che non si sarebbe mai immaginata di vivere. Conoscere quel che c’era al di là dell’orizzonte la aiutò a capire quello che non era riuscita a vedere nel suo paese.
Le lacrime che le scendevano sulle guance le appannarono la vista ma non le impedirono di vedere la volpe azzurra salire sul muricciolo.
Si stropicciò un paio di volte gli occhi.
La volpe le andò incontro e si fermò a pochi centimetri. Era bellissima, sembrava un essere divino, descriverla sarebbe impossibile come impossibile è descrivere l’emozione che provò Alotta nell’accarezzarla.
Rimasero a lungo a fissare l’orizzonte insieme e quando si separarono sapevano entrambe che da quel momento quel muricciolo sarebbe stato il luogo dei loro prossimi numerosi incontri.

Claudio Bandelli

da: “Batterdocchio”
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3 Commenti per “La ricerca della volpe azzurra

  1. Bella. Sembra la storia di Glauco: il pescatore che diventò immortale. Girò il mondo, e scoprì che la felicità se la era lasciata alle spalle.

  2. Io mi sono incantato davvero con questa storia, piena di insegnamenti filosofici.

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