La sciarpa

Viveva libera e serena.

Libera, per la verità, non troppo: quella mano era sempre in agguato, quel collo un porto sepolto…

Tutti la guardavano, mentre ornava il portamento del suo geloso custode.

Sbrilluccicava, languida e avvolgente. La sua screziatura era davvero varia e garbata. Il fondo, però, era l’aspetto più attraente: come la sabbia del deserto su cui le stille piovane avessero poggiato i loro baci incessanti; più scura, quindi, ma pur sempre aurea, pronta a donare calore e conforto visivo. Un cimelio, prezioso e rassicurante.

Ma quel giorno un gesto improvviso, tanto involontario quanto scomposto, del suo ignaro padrone, la consegnò alla terra. I passi intanto aumentavano, senza sosta, e lei era lì, sola, senza il suo angelo custode.

Cominciò a rabbrividire: certo, il calore lo donava agli altri, ma non a sé stessa. E quegli attimi, sia pure fatali, sapeva che comunque sarebbero durati per poco, perché era troppo attraente, una vera reliquia! E nessuno più di lei era in grado di donare alla gola il perfetto connubio tra utilità e decoro, bellezza e salute, fregio e opportunità.

La gente passava di fretta. Per molti era tardi, per altri i pensieri dominavano, oscurando i dettagli circostanti. Una carrozzina a due posti addirittura la ferì, le fece male, anche se poi quel dolore era passeggero, istantaneo, appena limitato al cross improvviso. Ma lei si rattristava sempre più, elaborando l’abbandono come un processo irreversibile, orrendo, nonché del tutto immeritato. Quando mai aveva trascurato quel petto, quelle spalle? Il gerente l’aveva sempre vista come un corredo indispensabile dei suoi vestimenta, un’abitudine più che un semplice abito. Va bene che la concorrenza era plurima e determinata, ma lei aveva sempre resistito, senza timori! Sarebbe toccato ad un altro strapparla via, lei era sempre lì, fedele, attaccata al suo padrone, senza dubitare della sua unicità, della sua assoluta centralità.

E fu allora che arrivò, Pietro.

Era solo un ragazzino, la monelleria la sua arma vincente. Faceva su e giù senza posa, con quella biciclettina che roteava libero e felice, donandosi quella sapida libertà di scegliere e virare che solo il manubrio offre incondizionatamente.

La vide, sola, abbandonata, ormai allo stremo. La disperazione l’aveva avviluppata, derubandole la capacità avvolgente che lei credeva di assicurare con tanto calore. Senza più speranze, rimpiangeva la vita perduta, la sua funzionalità rassicurante e assicurata.

Pietro, curioso, la raccolse. Il suo primo pensiero, vedendola così bella, fu quello di tenerla con sé, nascosta, lontana dagli occhi di tutti, nel terrore che il legittimo proprietario li notasse.

Ma poi la coscienza bussò alla porta del suo cuoricino, e allora pensò che fosse più giusto metterla bene in vista, perché il proprietario la recuperasse.

E lo fece, convinto che fosse la cosa più giusta.

Ma non riusciva ad andarsene. Si mise lì accanto, incuriosito del destino della sua amata e fortuita scoperta.

La sciarpa era davvero attraente. Subito un uomo la vide e la prese, attratto irresistibilmente dal suo fascino disarmante.

Allora Pietro lo rincorse, urlando: «È mia, è mia! Me l’ha regalata papà! Deve tornare indietro!».

Del resto il suo nome era eloquente, e l’inconsulto avventore non poteva fare altrimenti…

La sciarpa. Un accessorio? Rispetto alla scarpa… forse sì! Noi tutti assistiamo i piedi nudi, ma non sempre il collo, o almeno lo amiamo a metà.

Esistono altri espedienti, come il bavero, il colletto e quant’altro. Ma la sciarpa resta un timido orpello, nulla più.

Pietro la indossò. O meglio, la rimise al posto giusto. Tante cose aveva già smarrito il monello, ma quella l’aveva ritrovata, la sua attenzione gliel’aveva innocentemente assicurata.

Era sua, non un oggetto, ma il puro indizio di appartenenza.

Non l’avrebbe lasciata andar via, tenendola sempre con lui: morbida e felice, con la sua rassicurante e confortevole U gli avrebbe protetto le spalle, donandogli sollievo, calore, tenerezza.

Tutto quello che ci aspettiamo dalla Vita.

La sciarpa lo ringraziò. Gli disse: «Grazie Pietro, non torno più indietro… mica sono di vetro! Mi hai ridato la vita, la pena è finita, ricomincia la partita!».

Pietro era imbarazzato, ma anche estasiato… Un oggetto speciale lo guardava, colmo di gratitudine. Non sempre quel che facciamo ci viene riconosciuto, ma in quel caso gli amorosi sensi… corrispondeano, eccome!

Poco, però, corrisponde come la sintonia immediata, avulsa, irrazionale. I due si erano incontrati e Pietro esibiva orgoglioso il suo fregio, a sua volta deliziato per le attenzioni ricevute, dopo un abbandono inconsulto, imprevisto, devastante…

Stretta stretta, accarezzandolo, lo circondava. Calorosa, prorompente, gli donava tutto di sé: la sua energia, il suo prezioso contatto, il conforto dell’abbraccio.

Quando l’unione sancisce, si procede a stelle e strisce… Tutti per uno, uno per tutti, anche semplicemente in due: questa la regola aurea, che la sciarpa non poteva lasciarsi scappare.

Pietro non era più solo, ma neanche il suo collier.

E vissero felici e contenti.

3 Commenti per “La sciarpa

  1. Un bel racconto, direi non solo per ragazzi ma, anche per gli adulti, perché abbiamo tutti bisogno di cose che sanno di buono e che lo sono.
    Grazie.
    Sandra

  2. Splendida e del resto conoscendo l’autore non avevo alcun dubbio

  3. Difficile ma molto utile e significativa, mi è piaciuta molto e spero sia piaciuta anche a voi perché vale la pena leggerla….

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