Reccord? Raccord!

Ricordo il raccordo.

E il freno? Lo mordo! No, non ora lo mordo, allora lo morsi, proprio quando corsi…

Tutto, quella mattina, volgeva verso il meglio.

Il sole, il clima, la natura verdeggiante.

Dal Piazzale centrale, il cui nome rimava col sodio – ma non con l’odio –, decisi di puntare verso il Raccordo anulare.

Mai l’avevo fatto: chilometri e chilometri, ore di vita da spendere in un ritmo costante e alla lunga sfibrante.

Quella pista, teoricamente ciclabile, divenne un’anaconda. Apparentemente ospitale, ma perfida, sleale: senza fine.

Tutto intorno comunque brillava, di gioia cristallina. Fili d’erba e raspi verdeggianti, coi primi fiori della primavera ad allietare ed alleviare la tiritera costante.

Corsa? Paronomasia di forza! è il superamento del limite, l’abbattimento del record, il raggiungimento del baluardo dell’anello circolare.

Superato il ponticello, antico confine, non temevo più niente. E allora chiesi ai primi viandanti: «Scusate, son tanti?».

I responsi? Inquietanti… Certo che eran tanti, ancora quattro e mezzo fino al giro di boa, tutto un programma, un rovente dilemma per quell’eroico diaframma!

Ma decisi di proseguire. Tutto intorno prestava consenso, il ritmo incessante, mai altalenante, quasi intenso.

Anche il tempo era buono, in tutti i sensi: dal weather al time… Quando mai tutti quegli insondabili elementi si sarebbero nuovamente allineati con tanta costanza? La situazione andava davvero sfruttata.

Eccolo, il traguardo… per nulla beffardo,

Tante bici lì intorno… Bici? Che dici? Radici! Rizomi, e nudi, senza alcun binomio fonematico incipitale: ci mancherebbe p(ur)e!

Scesi giù, in quell’officina. Avevo bisogno di fermare e firmare quel momento su carta, di tradurlo in memoria perenne.

Lo feci, lui mi accolse, non si volse, non fu in forse: anzi, mi porse la penna, sotto gli occhi due borse, segno di un lavoro stancante.

Fu solo un istante: un appunto volante e dietrofront, la pausa era finita, ricominciava la partita, e partiva in salita…

Intanto il giorno era sempre più maturo e il sole dall’alto sorrideva, beato, raggiante.

La natura, rigogliosa, mi dedicava il suo peana. Ma quel che più mi stupiva era che non mi sembrava una cosa strana! Giuliva, quello sì; ma per nulla strana, anzi quasi corriva…

E correva, correva quel corpo, dinamico, semovente. Non temeva più niente.

La strada era ormai tanta, ma mai troppa. Quando raggiunsi il ponte, decisi di imboccare il percorso più lungo, convinto che non fosse ancora abbastanza. Era un record, e doveva esserlo fino in fondo, oltre il normale, senza alcun male…

TraguARDo! Anzi no, Impresa ARDita, ARDuino Genuino, HARDware Upgrade, HARD-WIN, in cui il secondo termine non vale meno del primo, sintetizzando la vittoria, il successo, il primo posto che non solo non coincide coi primati (mammiferi placentati permettendo…), ma neppure con la pole position.

È la gioia di vivere, l’arrivo trionfale, carico di energia, soddisfazione, felicità.

Polo positivo, non negativo; fascino attrattivo, non sedativo; un timido rivo, un docile clivo, un fresco boschivo.

Proprio tutto quel che aveva pervaso il mio cuore in quel percorso elettivo…

1 Commento per “Reccord? Raccord!

  1. Commento centrato, una riflessione esatta sulle difficoltà di una corsa fatta di sacrifici ma di piaceri instaurati con la natura il clima e l’armonia mentale, complimenti, la corsa è anche questo. VITTORIA

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