Veli

La ruggine è sotto le dita, tra le pieghe del cuore ed ammorbidisce le ossa rendendole molli. Un’impalpabile forza che pur avendoti resa quella che sei ti ha portato ad essere fragile, frangibile in modi inesplicabili, poco consona alla normalitá, del tutto inadatta ad una vita comprensibile. Le consapevolezze bramate, cercate, volute, conquistate tra le lacrime e le fobie, sono ora le tue piú acerrime nemiche. Un senso perenne di inadeguatezza smorza ogni entusiasmo, rende inutili gli sforzi, lasciandoti inerme in balia del vuoto che tu stessa hai creato.

La penna rotoló di lato, lei seguì con lo sguardo quella parabola poco naurale ma inevitabile, giù dal tavolo e poi sul pavimento verso quei piedi nudi ed immobili che lei conosceva bene.

Alzò lo sguardo lenta e sorrise in automatico. Un breve piccolo attimo di meccanicità che si infranse al ricordo della loro lite di poche ore prima.

Gli occhi ridivennero tristi …quelli di entrambi.

Lui sapeva bene cosa significasse trovarla di notte al tavolo intenta a scrivere, e non gli piaceva per niente. Era cosciente di quanto quella donna potesse essere risoluta quando il fiume dei pensieri diveniva talmente straripante da doverlo arginare con un foglio ed una penna.

Si chinò, seguito dallo sguardo curioso di lei, e raccolse la penna ai suoi piedi.

Mentre gliela porgeva la sua mano ebbe un fremito al contatto con le dita fredde di lei.

Lei se ne accorse.

– Dovresti metterti una maglia quando decidi di sgattaiolare in salotto nel cuore della notte, hai le labbra blu.

La voce gli uscì un po’ più severa di quanto avesse voluto. Il rammarico lo assalì di colpo per essere stato così stupido ancora una volta. Era mai possibile amare tanto quella donna da volerla sgridare e baciare nello stesso momento, ed entrambe le cose con la stessa intensità?

– Non sono io quella che trema.

Quella risposta stizzita di lei, a quella che a lui sembrava almeno una dimostrazione di buona volontà verso la pace, lo fece indietreggiare ed incupire.

Lei si morse il labbro con pentimento. Intuiva che la stanchezza aveva reso quel fragile velo di sopportazione estremamente labile, per non parlare della lancetta dell’orgoglio ferito, che lei non capiva come mai, ma da sempre era spostata decisamente verso lui, come se a lei non fosse neanche concesso di pensare di avercelo un orgoglio.

La bile si riversò con prepotenza negli organi mettendo in moto ancora la macchina inesorabile dell’ira.

– Fa freddo, sei stanco, e dovresti tornartene a letto!

Lei tornò a chinarsi sul foglio sperando che lui non vedesse i suoi occhi supplicanti. Non voleva che andasse via, avrebbe voluto piuttosto essere presa e stretta tra le braccia forti di lui, avrebbe voluto piangere le loro lacrime di perdono tra i baci e i singhiozzi.

Gli sarebbe bastato un passo… a lei sarebbe bastato voltarsi a guardarlo. Lo fece, alzò gli occhi, ma quello che vide fu solo la sua schiena fasciata in quell’orribile pigiama blu che sua madre gli aveva regalato per Natale.

Poi la flebile luce che filtrava dalla porta della camera da letto si spense, e lei non seppe neppure se piangere.

2 Commenti per “Veli

  1. Bellissimo racconto. Delicato e così lucido. Siamo creature complesse al punto tale di essere talvolta così semplici.
    Eppure, a volte si fa fatica ad incontrarsi anche se ci si sta cercando.

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