Il Ritorno

Con il sonno siamo condannati ogni notte ad una breve morte, forse per ricordarci che non c’è una grande differenza, tra la vita e il sonno eterno.

Il funerale del Duca De Medici, si era concluso.

Lentamente, coloro che avevano assistito alla veglia funebre, abbandonarono la residenza del Magnifico Duca e Gran Signore della Repubblica di Firenze, in Toscana.

Quando Donna Orsini, quella che fu sua moglie, rimanendo sola, sollevò il nero velo, e si diresse verso il feretro, rivolgendo l’ultima parola, all’ormai defunto marito.

”Non posso permettere che tu vada via solo verso l’altra sponda della vita, la morte non può separare il nostro amore, non posso vivere senza di te”.

Così triste e disperata, la vedova De Medici, decidette di portare avanti nella sua mente sconfortata e amareggiata un macabro desiderio.

Poiché Dio non ha mai ascoltato le mie preghiere, perché non te ne andassi, mi rivolgerò al maligno per farti ritornare da me”.

La vedova era pronta a fare qualsiasi cosa per riavere nuovamente il suo consorte, e giurò nel nome del diavolo che lo avrebbe fatto ritornare.

Nei giorni seguenti una ridda di pensieri danzavano nella mente della vedova, cercando una soluzione, l’amore per suo marito era stato così intenso, che si era trasformato in una terribile ossessione.

E purtroppo una ricca donna ossessionata, è capace di qualsiasi cosa, anche a richiamare i più oscuri demoni che si celavano dentro la sua tormentata indole.

”Satana! Lucifero! Belzebù, o come ti chiami!, devo trovare la strada per parlare con te!”.

Non era molto difficile incontrare una strega, o qualcuna che diceva di esserlo, e meno che mai nella Firenze rinascimentale del XV secolo.

Quella mattina donna Orsini si svegliò prima del solito, aveva molta fretta di uscire e di fare una passeggiata nei misteriosi ghetti della città.

Non molto lontano da dove ella si trovava, notò quella strana bottega, che dall’esterno sembrava avere tutta l’aria di un’erboristeria.

Così donna Orsini spinta da curiosità e interesse decidette di entrare.

L’interno si presentava molto diverso dall’esterno, era colmo di libri di incantesimi, vari tipi di sale, collane, amuleti, e decine e decine di rapaci notturni tenuti buoni in gabbia.

La vedova Orsini osservava con interesse quello che gli scaffali del negozio contenevano, quando una voce da dietro al bancone la salutò cordialmente.

”Buongiorno! Io sono Sibilla la proprietaria della bottega, le serve un infuso per farla dormire meglio signora? La vedo un po’ sciupata”.

Si trattava di una piccola vecchietta sulla novantina, ma molto rigorosa ed efficiente.

”Buongiorno a lei, no grazie, io veramente sono qui perché avrei bisogno di parlare con il diavolo” affermò la vedova.

La vecchietta sorrise mentre accarezzava il suo gatto nero, e schiarendosi la sua flebile voce disse:

”È molto difficile che tu possa farlo, ultimamente tante persone vogliono rivolgersi a lui, visto il silenzio di Dio”.

Così stizzita la vedova Orsini sbatté sul bancone della vetusta bottega.

”Non mi interessa ciò che vogliono gli altri! Si limiti a dirmi ciò che devo fare io per chiamarlo! O forse lei è una ciarlatana come tante?!. Se è cosi le giuro che dovrà pentirsene!”. Disse con tono di sfida e minaccioso la vedova Orsini.

”No no, non sono una ciarlatana, le giuro, sono una vera strega, ma non posso scompormi troppo, mi hanno già messo al rogo una volta, e il signore delle tenebre mi diede un’altra possibilità, facendomi rinascere dalle ceneri come una fenice, ma non esiste seconda possibilità, se sbagliassi questa volta sarei condannata ed essere intrappolata nell’oblio eterno”. Rassicurò la strega.

Così le dure parole della vedova Orsini convinsero la vecchia strega, che reggendo tra le mani una vecchia ampolla gli descrisse il da farsi.

”Io posso invocarlo per lei, ma è molto pericoloso, ci sono efferatezze che i comuni mortali non possono immaginare”.

La vedova Orsini non si scompose di una virgola, così cruda e impietuosa aggiunse.

”Io non ho paura dell’aldilà, niente mi fa paura pur di riavere accanto a me il mio sposo, faccia il suo lavoro alla svelta, ho poco tempo”.

”Bisogna aspettare la luna piena, in questo momento sono immune da ogni sortilegio, e la avviso che il diavolo non concede nulla gratis” avvertì la strega.

La vedova Orsini si alzò in piedi sul punto di ritornare nella sua dimora, e prima di aprire la porta e congedarsi palesò:

”E sia! Aspetterò la luna piena! E sono disposta a pagare al maligno qualsiasi prezzo, basta che farà ritornare da me mio marito”.

Erano trascorsi solo quindici giorni, ma per la vedova Orsini era come fossero trascorsi quindici secoli, del resto chi può misurare il tempo, quando si aspetta qualcosa con grande desiderio.

Il ricordo delle carezze di suo marito l’accompagnavano nelle lunghe ore di attesa, tutti i dettagli dell’amore perduto, si facevano vivi in lei.

Ogni secondo le sembrava un’ora, ed ogni ora un’eternità.

Finalmente arrivò il momento del plenilunio, e la vedova iniziò a galoppare incontro al suo destino, raggiungendo l’abitazione della strega.

”Eccomi qui, ho aspettato impazientemente la luna piena come lei mi disse, adesso può chiamarmi il diavolo?”.

”Ora si! ci siamo! Che l’incantesimo abbia inizio!” Annunciò estasiata la strega.

Così cominciò la cerimonia, la vecchia strega uccise un gallo nero, e con il suo sangue tracciò una grande croce capovolta sulla pelle di una capra vergine.

Poi unse il corpo nudo della giovane vedova, facendola inginocchiare al centro del cerchio magico, ove vi era raffigurata una stella a cinque punte.

La strega lasciò cadere del sale in terra, bagnandolo con acqua piovana e olio di argan, allargò le mani al cielo pronunciando ad alta voce le parole:

”Lascia la tua dimora ovunque tu sia, e vieni a parlare con questa donna, disposta ad accettare ogni tua volontà, te lo chiedo nel nome di ADONAY E ELOYM!”.

E fu così che dalle parole della strega e dall’oscurità di quella stanza, venne fuori un mostruoso essere infuocato con grosse zanne e una lunga lingua biforcuta, che si mise a latrare con voce tuonante:

”Credete che il diavolo abbia tempo da perdere con voi misere creature?! Io sono uno dei suoi servi, perché lo invocate?!”.

La vedova cadde a terra impaurita, nascondendosi gli occhi con una mano.

Mentre con l’altra tappava il suo naso, cercando di evitare l’odore di zolfo nauseabondo che il demone emanava.

”Fa che torni mio marito, sono pronta a fare ciò che vorrai” disse con tono lacrimoso.

”Posso farlo solo se troverai qualcuno che possa occupare il suo posto,” parafrasò il demone.

”Va bene, quali sono le tue condizioni?” Chiese bramosa la vedova.

Il demone sputando fuoco come un drago rabbioso le comunicò minacciosamente:

”Durante la prossima luna verrò nel tuo castello, dovrai trovarti lì insieme a qualcuno che volontariamente desideri morire, e ti avverto che se mi hai fatto perdere tempo, dilanierò la tua carne con i miei artigli infuocati, deturpando la tua bellezza, così che invocherai la morte per evitare questo supplizio!”.

Quell’essere orrendo si dissolse lasciando l’aria impregnata di un forte tanfo di zolfo.

Tanto che la vedova Orsini ormai sfinita, finì per rigettare e poi svenire.

Quando riprese conoscenza era sempre più determinata ad andare fino in fondo al suo progetto, e decise di cercare qualche persona tra le più povere e disperate del Ducato.

Ma come poteva convincere qualcuno a cedere la sua vita in cambio di denaro?

Così addentrandosi in quei foschi e lugubri sobborghi, la vedova Orsini domandò a un mendicante.

”Sareste disposto a togliervi la vita in cambio di duemila fiorini d’oro?” Il vecchio indigente rispose:

”Anche se con quei soldi potrei far vivere al meglio la mia famiglia, la vita è l’unico dono prezioso che ho, e non la scambierei per nessuna cosa al mondo”.

Poi la vedova recandosi alle prigioni, rivolse la stessa domanda al recluso, che indignato le rispose:

”Preferisco vivere una vita nelle carceri, che morire in un castello”.

E cosi via successivamente in un manicomio, dove alla domanda della vedova il forsennato vi rispose:

”Mi aiuti a togliere via la sabbia del deserto, e a svuotare l’oceano, quando avremmo finito esamineremo insieme la sua proposta”.

E più tardi in un ospedale, la risposta di un malato grave allo stato terminale:

”Anche se i medici hanno detto che potrò morire, può essere anche possibile che vi trovino una cura che mi guarisca, mi dispiace Duchessa Orsini ma non posso accettare la vostra proposta, preferisco vivere fino alla fine con una speranza.

Giorno dopo giorno, il tempo correva via inesorabilmente.

E iniziavano ad affluire nella mente le preoccupazioni rabbiose della vedova.

”Maledizione! Possibile che non riesca a trovare qualcuno disposto a morire per soldi?!”.

Fu così, che alla vedova venne in mente la risposta.

Decidendo di fare appello alla sua bellezza e seduzione.

Recandosi nuovamente dalla strega chiedendole un potente filtro d’amore.

Anche se con la sua grazia, la Duchessa Orsini non ne aveva bisogno.

Ma voleva essere sicura di quello che stava per fare.

Donna Orsini, organizzò un ballo in maschera in gran segreto nel suo castello, il suo costume velato fece si che nessuno la riconoscesse.

Ma allo stesso tempo, ne esaltava la sue forme fisiche.

Ben presto, una vittima cadde nella sua rete di vedova nera.

E lei lo trascinò nella sua stanza.

Mai dalla sua bocca di donna perbene uscirono parole così eccitanti, e promesse così estreme.

Insieme a dolci baci conturbanti.

Il giovane era talmente ipnotizzato dal fascino della Duchessa Orsini.

Alcol e sensibilità annientavano la sue volontà.

Avrebbe fatto qualsiasi cosa per quella donna che lo faceva impazzire.

La luna piena si affacciò sulla stanza da letto della Duchessa Orsini, ove passione ed eros, stavano trascinando quel giovane in un vortice di estasi e annichilimento.

E quando sulla scena apparve l’essere demoniaco, per domandare al giovane se era disposto a donare la sua vita, la risposta fu sì.

Quando sentì che dei tremendi artigli infuocati gli strappavano via il cuore, capì che quello non era un sogno.

Ma ormai era troppo tardi.

E comunque non importava, morì per amore di lei.

La quale impazientemente esigeva dal diavolo di onorare i patti.

La voce tuonante del demone di fuoco affermò:

”Non temere! Sta notte stessa tuo marito tornerà da te!”.

Cosi come promesso dal principe degli inferi, il Magnifico Duca Gran Signore di Firenze, quella notte stessa fece ritorno a casa dall’oltretomba, tra le tenebre e l’oblio.

Sua moglie era pronta ad accoglierlo a braccia aperte, attraverso il tepore della sua camera da letto.

”Amore mio, adesso niente potrà più separarci, vivremo insieme per sempre, eternamente uniti!”.

Nell’aria si udiva una maligna risata sarcastica.

Durante le due settimane, i vermi avevano operato irreversibili devastazioni sui corpi del Duca De Medici, e della Duchessa Orsini.

I quali furono trovati in stato di decomposizione nel loro talamo.

È vero!.

Ora niente e nessuno poteva mai più separarli!.

Erano stati insieme nella vita, ma soprattutto, nella morte!.

“Copyright © 2018, ALAN RORSCH, tutti i diritti riservati”

Questo mio racconto è già stato pubblicato nel mio libro ”Brividi Sanguinanti” disponibile in varie versioni (E-book, Epub e Cartacea).

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