Un panda sul water

Quella sera: una sera come tante altre. Lorenzo, pur avendo compiuto ormai da qualche mese i 4 anni, era poco che si era abituato a dormire nella sua stanzetta. Non era stato facile per i genitori convincerlo, ma alla fine ce l’avevano fatta.
“Non ti preoccupare” gli dicevano, “lasciamo accesa la lucina a forma di rana sul comodino! E poi se hai paura puoi sempre venire a chiamarci: siamo nella stanza accanto alla tua! Ora chiudi gli occhi e vedrai che farai un bel sogno!”. Non era stato facile ma, già da qualche giorno, Lorenzo, dormiva da solo. Ogni tanto si alzava, andava in punta di piedi nella stanza dei suoi genitori, si avvicinava all’orecchio della madre e gli sussurrava frasi del tipo: “Vado a fare la pipì” oppure “Volevo vedere se dormivi! Ti voglio bene”.
Quella sera, o meglio, quella notte Lorenzo si alzò dal suo lettino, in silenzio entrò nella camera dei suoi genitori, avvicinò la sua bocca all’orecchio sinistro della mamma e sussurrò: “Vado a fare la pipì…” “MMh, va bene…” fu la risposta.
Velocemente i suoi piedini nudi si allontanarono dal lettone per dirigersi verso il bagno, si sentì il “click” dell’interruttore e poi….
“Aaaah” un urlo svegliò di soprassalto i suoi genitori. Senza capire cosa stesse accadendo si lanciarono giù dal letto e corsero verso il bagno.
Trovarono Lorenzo fermo, impietrito, davanti alla porta con gli occhi sbarrati e il dito indice della mano sinistra teso ad indicare il vaso…
“Cosa c’è Lory? Perché urli?” le parole della mamma suonavo come strozzate in gola, prese nella morsa dello spavento preso appena subito.
“C’è un panda sul water!” esclamò stupito Lorenzo senza smettere di indicare il vaso.
“Lory ma cosa stai dicendo? Non c’è nessuno sul water!” la voce ferma del padre, “Stai ancora dormendo?”. Ma niente, Lorenzo non accennava ad abbassare l’indice della mano sinistra.
“Vabbhè…” lo assecondarono i genitori, “Se il bagno è occupato, vai nell’altro!”.
Il piccolo Lorenzo, sempre con lo sguardo rivolto verso il vaso, indietreggiò e andò a fare ciò che doveva nel secondo bagno.
Il giorno seguente i genitori decisero di non accennare nulla dell’accaduto con Lorenzo! Forse era ancora nel dormiveglia, oppure si stava inventando uno dei suoi personaggi fantastici, lasciando poi l’incombenza al padre di inventarne attorno una storia.
Lorenzo, però, quella notte aveva visto bene. Il panda esisteva ed era seduto sul water. Allora come mai mamma e papà non l’avevano visto?
La notte seguente, facendo credere ai suoi genitori di essersi addormentato, sempre in punta dei piedi, scese dal suo lettino, varcò la porta della sua stanza dipinta tutta di arancio e si diresse verso il bagno. Accese la luce guardandosi bene dal fare il minimo rumore…ed eccolo lì: il panda sul water.
Stette qualche minuto in silenzio a fissarlo negli occhi (il panda altrettanto) poi, sottovoce, chiese: “Perché sei sul mio water?”.
Il panda cominciò la sua storia: “Sono qui perché non so dove andare… io ho sempre abitato in un altro paese molto molto diverso da questo e qui, non so come funzionano le cose, non conosco nessuno!”.
Lorenzo a quelle parole, a quella velata richiesta di aiuto, non perse tempo e subito propose: “Senti, cosa ne dici se ci incontriamo qui domani notte? Così potrò spiegarti un po’ di cose e magari posso farti conoscere qualcuno”. Il panda non lo fece nemmeno finire di parlare: con un ampio gesto della testa fece subito segno di sì, la proposta gli piaceva. Così fu.
Ogni sera, dopo aver fatto credere ai suoi genitori di essersi addormentato nel suo lettino, Lorenzo si dirigeva verso il bagno e ogni sera, pronto ad aspettarlo sul water, ecco il panda: ansioso di conoscere tutto, ma proprio tutto di quel mondo fino a poco tempo prima completamente sconosciuto.
Lorenzo gli fece conoscere la pioggia ed il suono delle piccole gocce d’acqua quando toccano terra; gli parlò di quanto è bello il mare e del profumo strano che ha l’aria quando si sta sulla riva a respirare. Una sera gli fece vedere come si fa a giocare con il vento. Una volta poi gli fece assaggiare quanto è buona la frutta, ma soprattutto quanto è fresco il succo che dalla frutta esce.
Una sera, Lorenzo, spiegò al panda che alle volte si può essere felici, altre volte tristi e altre volte ancora arrabbiati, ma che poi basta una coccola della mamma e tutto passa.
Insomma, ogni sera Lorenzo insegnava qualcosa di nuovo al suo amico panda dalla faccia tanto buffa: tutta bianca con una macchiolina nera sull’occhio destro. I mesi passarono.
Lorenzo con il tempo aveva cominciato ad andare a letto senza fare tante storie, anzi, talmente tanta era la voglia di incontrare il panda, che negli ultimi tempi era proprio lui a dire ai suoi genitori di voler andare a letto.
Una sera, dopo aver fatto credere a mamma e papà di essersi addormentato, come sempre si alzò dal suo lettino, a piedi nudi si diresse verso il bagno, aprì la porta e… sul water il panda non c’era.
Lorenzo meravigliato si avvicinò al vaso, “Magari è caduto dentro” pensò. Ma sul vaso al posto del panda trovò un biglietto con scritta solo una parola: GRAZIE!.
Lorenzo, triste per non aver rivisto il suo amico panda, tornò a letto e pensando e ripensando si addormentò.
“Lory, amore… svegliati Lory” ah, la voce della mamma: dolce, amorevole, rassicurante come ogni mattina.
“Lory, svegliati! Ti presento il tuo fratellino Tommaso!” continuò la mamma. Lorenzo aprì di scatto gli occhi: “Il fratellino?? Ma allora è nato!!! è nato!!” pensò immediatamente.
Si drizzò sul letto guardando meglio il fagottino che la mamma teneva tra le braccia, poi, scorgendosi un po’ di più, lo guardò bene in faccia… Lorenzo fece un sorriso grande quanto il mondo e schioccò un bacino sulla guancia di Tommaso.
Proprio sopra l’occhio destro, Tommaso, aveva una piccola macchiolina nera.

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