Gatto nero

Creatura della natura? No, iattura!

Solo Poe… tando poté tanto.

Un calimero tutto nero, avvolto dal mistero.

Uovo fiero, già sparviero.

Quel giorno uscì dal forno, miagolò per un bel po’.

Era in cerca d’accoglienza, non un micio, ma una lenza.

Lei lo vide ritto lì, trasalì, gli disse sì.

Lui guardava con la bava; occhi d’oro, che decoro!

Ma la boria, quella, a fette: cose dette e poi ridette.

«Sono Pio, ma non il Don; proprio io, senza il con.

Guarda me, Sim Sala Bim! Sono il re, Pum Pam Pim!

Che tu lo voglia oppure no, qui mi fermo e resterò.

E non solo, ascolta bene, finché ho sangue nelle vene:

Io son Pio, Mio e tuo Dio».

Non avevo più parole, ma l’olfatto condannato

dall’odore greve e sbieco di quel g/matto indemoniato.

La pregnanza con possanza s’appropriò della mia stanza.

Quella posa accartocciata era segno di baldanza,

di fragranza e Mira Lanza, Sancho Panza e Don Chisciotte.

Tutte fusa quel gattino, birichino anche di notte,

dono scuro, tutto in niente, lume puro immantinente.

La casa ormai era profanata, scissa, aperta e infatuata,

Pio l’aveva ostracizzata, remigando a gran bracciata.

Solo ambienti puzzolenti, orifizio nell’ospizio,

aria satura d’intenso, un oblio l’antico incenso.

Che facciamo a questo punto? Non plus ultra, sono smunto.

Pio ha vinto e se l’è preso: il cuore di Mary, l’oro di Creso!

1 commento per “Gatto nero

  1. Delizioso “divertissement”, che mescola magistralmente cultura classica e cultura pop! Oltre alla vivacità delle molteplici immagini evocate, ho apprezzato in particolar modo la struttura metrica, per quanto ne so, originale, che ricorda l’epodo oraziano.

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