L’anima gemella
Si è fatto buio. Arrivo a casa e preparo la cena. Natasha è stanca e già dorme. D’altronde è ignara dei miei puttan-tour solitari. Me lo auguro.
Ho da poco posseduto una mercenaria. L’ho baciata sul collo e l’ho abbracciata stretta. E adesso?
Le mie mani sono ancora impregnate dell’odore di un’altra donna. Ho la bocca impastata del suo sudore. Non mi sono lavato né ho l’intenzione di farlo. Voglio toccare la mia compagna, la bacerò in bocca. L’idea mi fa girare la testa. Eppure non è uno spasso. I rimorsi ribollono. La coscienza tenta di mordere. Attimi di ripensamento? Ma io sono davvero capace di questo?
E non riesco a guardarmi allo specchio. La Nathy è la compagna di una vita. Ci vado d’accordo su tutto e non merita questo.
Però alla fine mi do una scossa e vado a letto. Da lei.
La coccolo e l’abbraccio, le sussurro all’orecchio e la bacio. La stringo forte e l’accarezzo al buio. L’annuso e immagino al suo posto la lucciola che ho caricato in macchina poco fa.
Mentre facciamo all’amore però, mi accorgo che è passiva, quasi affonda nel letto. La sento flaccida, è come spossata, sembra invecchiata di colpo.
Si sentirà male?
O forse ha qualche sentore di quello che faccio di nascosto?
Avrà mica percepito l’odore che mi ha lasciato addosso la prostituta?
Magari è sfinita sul serio!
Il suo tacito assenso mi rassicura, è solo stanchezza fisica.
A ogni modo, domani mi aspetta di nuovo una lunga giornata di lavoro. Meglio lasciar perdere le paranoie.
Mi addormento fra le braccia di lei con le gambe avvinghiate alle sue e, in questa posizione, faccio una tirata di sei ore.
Arriva il mattino e il Sole rischiara il suo viso. E i miei pensieri. Il mio amore era esausto davvero. E non si è ancora ripresa.
Che stupido! Potevo pensarci prima ad accendere la luce! E invece sono subito partito con i miei film. Probabilmente la coda di paglia mi ha trattenuto dal premere l’interruttore e dal guardarla dritto negli occhi.
Ma ora deve riprendersi al più presto. In questi giorni l’ho trascurata. Mi alzo e vado a fare colazione, poi, prima di uscire per andare a lavoro, torno in camera e apro la finestra per cambiare l’aria, ma mi rendo conto che la mia bambolina ha bisogno di ben altro per risollevarsi.
Allora prendo la pompa da sotto il letto e la rigonfio.
Finalmente è tornata soda. Posso andare via tranquillo.
“Aspettami qui fino a stasera, Tesoro, non vedo l’ora di riabbracciarti”.
Il protagonista merita di meglio.
Gli auguro il coraggio di tornare a vivere.