La favola triste

Racconteremo per questa venuta di Dio
che stanotte il canto degli angeli copre
il dolore della terra che lieve si posa
che lega l’uomo a quest’àncora blu
e non resta, non lascia, non mostra
più i passi pesanti di un nonno.

Stanotte fra le luci lassù
ve ne brilla una di più
ed il cuore che prima impazziva
s’allevia con questa bugia.
Il freddo che Natale ha con sé
è la speme che s’accinge alla vita.

La verità di un Dio fatto uomo
non rima stanotte con la fine d’un conto
col necessario motivo di indirizzare alle stelle
il vuoto che si sente nel cuore
o che serve a sapere che la storia di nonno
cambia sostanza ma non muta l’amore.

È l’inganno, oppio dei sensi,
che si usa a mitigare le assenze,
a spiegare ad un bimbo che chiede
quel gioco e quel bacio
diffidente d’un silenzio insensato
che ora è lassù il posto a cui tender la mano.

S’aggiunge anche per noi una luce
fra tante che abbiamo da tempo accodate
costellazioni a cui spediamo preghiere
filari di bugie che ci tengono in piedi.
L’assenza torna coi temporali e poi sereno
riappare l’inganno di saperli più su.

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