La tartaruga che tornò a volare

C’era una volta una tartaruga, che aveva perso il suo guscio, fuggendo dall’alluvione che aveva investito il suo villaggio. Lungo il suo percorso nella foresta, essa aveva sopportato il freddo, la fame e i pericoli, fino a quando aveva scorto un topo. Anche lui era fuggito dal villaggio, ma era riuscito a portarsi via più di quanto fosse necessario per sopravvivere tanti anni, grazie alla sua prudenza: legna, cibo, coperte. Così il topo invitò la tartaruga a ripararsi nella sua tana. Infine, si sposarono, ma la tartaruga era sempre molto triste perché, col tempo, si era accorta che aveva ben poco da condividere col topo. Questi era troppo interessato a notare piccole cose che non la interessavano, perché lei desiderava sì essere stabile, ma anche vivere di grandi emozioni. Così decise di lasciare il topo e di cercare la sua strada, ma non aveva nulla, nemmeno un guscio sotto cui ripararsi.

Un giorno s’incamminò da sola nella foresta e pianse a lungo sotto una quercia. Si dimenticò persino di tornare a casa e rimase lì, mentre il freddo la faceva tremare. Allora ripensò al suo villaggio, alle sue sorelle e fratelli che, certamente, erano morti assieme a sua madre e a suo padre. Pensò che non volesse morire, ma si sentiva debolissima. La mattina notò che era quasi congelata e che, se non si fosse appoggiata alla quercia, certamente sarebbe morta. Poi vide una pozza di brina appena più in là. Fece per allungarsi, ma non riuscì a raggiungerla, fino a quando una calendula s’inchinò verso di lei e la bagnò di brina, scongelandola un po’. Poi venne un orso che, vedendola, ebbe pietà di lei e la tenne stretta a sé, alla sua pelliccia, per scaldarla. Allora la tartaruga gli raccontò la sua storia, dicendogli che era in fuga da una casa in cui non era felice e lo era stata da un villaggio devastato dall’alluvione. Fu così che l’orso le regalò un diamante estratto dal fondo della grotta in cui aveva trascorso il letargo e che splendeva più di mille soli. “Sei benedetta dalla foresta” le disse. “Perché, nonostante il tuo dolore, ti sei sempre fermata per salvare un insetto, per liberare una lince, per aiutare un picchio o un gufo o qualsiasi altro animale in difficoltà”.

La tartaruga ammise che era vero, ma non se lo ricordava perché, per lei, aiutare gli animali era un gesto consueto. Ma nel momento in cui l’orso pronunciò la benedizione, dalla foresta uscirono tutti gli animali che lei aveva aiutato e quelli le costruirono un guscio su cui misero il diamante. “Sei pronta per volare?” le chiese l’orso. La tartaruga si domandò cosa volesse, in realtà, dire, ma quella domanda aveva acceso il suo cuore di emozione. E piena di fede, rispose semplicemente di sì. Poi però ripensò l’ultima volta al suo topo e concluse tra sè che, forse, non era giusto andarsene. Ma l’orso l’ammonì, dicendole che l’unico dovere di ognuno è di essere felici e che si è felici solo seguendo la propria natura. La tartaruga ci pensò un po’ su, allora l’orso le disse che il topo sarebbe stato infelice con una compagna senza gioia. E che lei, cercando la felicità, avrebbe potuto donargli più luce, anche se in maniera diversa. La tartaruga pensò che questo fosse molto saggio e annuì. Quando la tartaruga indossò il suo nuovo guscio col diamante, il sole la vide e s’innamorò di lei. E con un raggio, l’attirò a sé mentre, salendo, la tartaruga si trasformava in una bellissima fanciulla. Essa salutò i suoi amici e pensando un’ultima volta al suo topo, scomparve.

Pare che essa viva su un monte dove scorrono molti torrenti che s’incontrato in uno scintillante corso d’acqua, che riesce a vedere solo chi ha superato le prove dell’amore. E dicono che lei aiuti tutti coloro che desiderano conoscere il mistero dell’amore, che è la magia che permette a ciascuno di tornare a volare. Pare che il topo sia il suo discepolo migliore.

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