Uggioso meriggio
Bigio,
spietatamente grigio.
Inquieta s’innalza
la parvenza d’un’idea,
una pallida carezza
di diafana ebbrezza.
Il giorno si consuma,
il cielo si oscura,
nuvole asserragliate,
a velare l’ordito.
Salici piangenti
si piegano ai venti,
al vertice un vortice,
preciso ma indeciso.
Un paesaggio misterioso,
brumosamente arcano,
maschera nell’aria
la mia vita solitaria.
Si ridesta la tempesta
a guastare il dì di festa:
e io fermo lì di sotto
rinserrato nel giubbotto.
Ecco, la terra esonda,
tra fiottoli di fango,
astruse striature
di ghiaia abrasa.
Non irradia più tepore,
ma perlacee stille,
scisse le alcove,
tra mille scintille.
Tutto intorno è desolato,
il mio cuore è ormai deserto:
solo, triste, abbandonato
e compunto di sconforto.
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