Quel San Silvestro così amaro…

L’atmosfera natalizia è sempre piena di colori sfavillanti che ti coinvolgono. Fra questi ne ho scelti cinque che sono anche dei colori ai quali associo un’emozione.
Il giallo che per me rappresenta empatia, la voglia di comunicare, di stare insieme agli altri.
Il blu, richiama la fantasia, i sogni, il colore in cui mi immergo quando voglio fuggire da ostacoli insormontabili.
Il rosso, come la passione, che mi dà anche la voglia di andare a mille, di iniziare tante cose e di portarne a termine poche.
Il verde, cioè la positività, un colore che mi rilassa, come il paesaggio di campagna.
Il nero, l’insicurezza, la solitudine, come se il rimanere soli sia prima o poi inevitabile.
A quest’ultimo colore, al nero, associo un episodio che risale alla fine d’anno del 1984, in cui masticai tanta amarezza.
Ero stato invitato insieme alla mia ragazza nella casa di montagna di un amico, o meglio dei suoi genitori, sull’Appennino Tosco-Emiliano, a metà strada fra Firenze e Arezzo. Le previsioni meteorologiche per quella sera di fine d’anno erano pessime. Il bollettino dava neve intorno ai seicento metri, con pericoloso abbassamento della quota. Lei si era vestita da urlo: abitino argentato di colore blu superfasciante, scollatura provocante, tacchi alti ma non all’eccesso (facciamo tacco 8), trucco leggero che metteva in risalto i suoi fini lineamenti.
– Sei uno splendore, anzi uno schianto, quasi non ti riconosco!
Capelli lunghi e spettinati, barbetta leggermente ma volutamente trascurata, un po’ di colonia sparsa anche nei sedili, la mia 127 Sport lucida come uno specchio. In sottofondo con il volume a palla dell’autoradio, risuonavano le note coinvolgenti di Enola Gay, hit internazionale di qualche anno prima ma sempre gradevole.
Stavamo percorrendo gli ultimi 5 Km lungo una strada stretta e con tornanti, quando, dapprima una pioggia mista a neve e poi un’autentica bufera ci coglieva impreparati.
Sarà meglio mettere le catene – pensai a bassa voce – E come faccio se non le ho mai montate?
L’ansia mi assaliva sempre di più e poi perché temevo che non sarei stato in grado di gestire l’emergenza.
Ma la calma rassicurante della mia ragazza si rivelò un prezioso aiuto in quella difficile situazione.
Segui le istruzioni e poi quando sei pronto io metterò in moto.
Alla fine era fatta, ma che fatica improba e poi ero completamente bagnato. Mancava poco alla mezzanotte quando, sotto una nevicata che stava diventando sempre più fitta, ancora bagnato fradicio, arrivammo a destinazione.
Ma che è successo…forza! C’è da fare il brindisi, aspettavamo solo voi: tortellini panna e prosciutto (un must di quegli anni) e poi dentro a ballare!
Mentre tutti, o quasi si erano dati alle danze (ricordo il solito immancabile trenino), io, forse anche per scaricare la tensione accumulata durante il tragitto ero uscito fuori a prendere un po’ d’aria fresca, ignaro, ahimè, di quello che sarebbe accaduto di lì a poco.
Dovete sapere che mi sono sempre considerato un narcisista, mi piace avere l’attenzione degli altri (e a vent’anni soprattutto delle altre), insomma ci provavo.
Sotto quella nevicata avevo notato una ragazza che non conoscevo ma che mi aveva colpito per la sua somiglianza con Audrey Hepburn, straordinaria interprete, fra gli altri di “Colazione da Tiffany “.
Mentre i fiocchi cadevano lenti, cominciai a scherzare, anzi a fare lo scemo con lei. Avevo capito che “ci stava” e in effetti tutto andò come doveva andare, complice, in sottofondo, “Last Christmas” famosa e in quel caso galeotta canzone di George Michael.
La mia ragazza, però poi, si era accorta di tutto. Cominciai a tergiversare, a sudare freddo, ad arrampicarmi sugli specchi.
– Cos’è che provi per me? Avevo capito da un po’ che c’era qualcosa che non andava ma…
– Sempre a sezionare tutto – pensai.
– Sei sempre il solito, ti piace tenere il piede in due staffe ma non sempre finisce come vuoi.
Se ne andò sbattendo la porta, mentre sugli scalini, sotto la neve incessante, masticai amaro, tanto amaro. Ripensandoci oggi, con gli occhi di un adulto che vede il mondo da una prospettiva diversa, posso dire che imparai la lezione, vale a dire che con i sentimenti non si può tenere il piede in due staffe. Ma in quella sera di dicembre di quasi quarant’anni fa ero rimasto tutto solo, proprio per l’ultimo dell’anno.

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