Hit Parade
“Signori e signore Lelio Luttazzi presenta Hiiiit Parèeeeiiii!”.
Tornavo a casa da scuola, gettavo la cartella in un angolo ed accendevo subito la radio a transistor gialla arancione (quella che era stata regalata da mio zio a mia sorella) e la sintonizzavo sulla mitica Hiiiit Parèeeeiiii dell’altrettanto mitico Lelio, l’unico vero presentatore storico della Hit, che nostalgia… i miei anni 70!
Hiiiit Parèeeeiiii! Io ricordo l’attesa settimanale per quella trasmissione del venerdì, ricordo quel grido che si sentiva al termine della sigla e la curiosità per i cambiamenti di classifica e per i “nuovi arrivi”; era l’ora di pranzo (ore 13, o meglio l’una) e bisognava convincere i genitori a condividere l’ascolto. Quest’ultima cosa per fortuna a casa mia non richiedeva molta fatica, perché la musica da noi era – appunto – “di casa”; avevo la mi’ mamma dalla mia parte.
Ricordo, poi qualche anno dopo, ancora la radiolina accesa vicina al tavolo, tornato di corsa da scuola (in prima Ragioneria all’ I.t.c. Galilei) mentre pranzavo e il mi’ babbo che protestava ma non più di tanto e quella frase che ogni tanto mi riecheggia “A tavola si fa conversazione, non si ascolta la radio, non ci parliamo mai altrimenti…” ma non ero certo un figlio perfetto e soprattutto, il venerdì non ce n’era per nessuno. Era il tempo dei 45 giri. Hit parade e tutti i dischi di una intera generazione, hit parade e i ricordi di un momento lontano, quando la radio trasmetteva ottimismo, trasmetteva emissioni ad… alto gradimento. La hit Parade di Lelio Luttazzi non era nient’altro che la classifica degli otto 45 giri più venduti della settimana. Venivano infatti presentati e fatti ascoltare quasi integralmente le prime otto canzoni della classifica curata dalla Doxa ovviamente in senso contrario dalla ottava alla prima posizione.
I dischi venivano annunciati con enfasi, un minimo di 2 volte, all’inizio e durante la canzone, che era spesso sfumata, cioè non arrivava mai alla conclusione per motivi di tempo. I titoli erano accolti da un ipotetico pubblico che applaudiva entusiasta. Al termine della sigla conclusiva e dell’urlo rimasto celebre “Hiiiit Parèeeeiiii”, una voce riepilogava le canzoni ascoltate, citandone titolo e autore, tralasciando l’interprete. Luttazzi non seguiva l’ordine crescente della classifica, bensì si spostava dall’ottava alla quarta posizione seguendo le fila dei suoi discorsi e delle sue battute: inoltre intercalava fra una canzone e l’altra con i suoi strampalati discorsi. Erano spiritosaggini che a me, giovane ascoltatore, davano un po’ di fastidio, perché non vedevo l’ora di conoscere la classifica: per di più erano accompagnate da finte risate e finti applausi registrati (tipo “sit com” americane). Teneva altresì conto delle oscillazioni (se un disco era “in salita”, “in discesa” oppure “stabile” in classifica) e dei brani che invece andavano “fuori classifica”. Inoltre, metteva in evidenza i dischi che apparivano per la prima volta: la “nuova entrata” o “nuovo ingresso”, quel che qualche anno dopo, con la consueta resa all’americanismo dilagante, sarebbero state chiamate “new entry”. Il cosiddetto podio costituiva la parte conclusiva della puntata. Molti cantanti famosi sono passati da questa trasmissione: da Battisti a Mina, dai Beatles ai Rolling Stones… solo per citarne alcuni. La canzone rimasta per più tempo in classifica, per ben 25 settimane è stata “Pensieri e parole” di Lucio Battisti. Il cosiddetto “podio” appunto, costituiva la parte conclusiva della puntata, con le prime tre canzoni: la seconda classificata era la “damigella d’onore” e la prima era la “canzone regina”. A volte Luttazzi, per accrescere la suspense, citava prima la canzone n. 2 e poi la n: 3. Per curiosità la prima classifica andata in onda il 6 gennaio 1967 era la seguente:
1. Bang Bang – Dalida
2. Tema di Lara – Bob Mitchell
3. C’era un ragazzo… – Gianni Morandi
4. E’ la pioggia che va – The Rokes
5. Bandiera Gialla – Gianni Pettenati
6. Domani – Sandie Shaw
7. Riderà – Little Tony
8. Strangers in the night – Frank Sinatra.
Negli anni questa trasmissione sarebbe stata destinata a diventare a diventare un “cult” soprattutto per gli adolescenti dell’epoca (ovviamente me compreso), raggiungendo un potenziale di ascolto medio di 4\5 milioni di ascoltatori (nel 1972 ascolto al top con cinque milioni e mezzo) che si sintonizzavano sulle frequenze del secondo canale della radio, il venerdì alle 13,00 (in replica il lunedì successivo alle 13,20 sulle frequenze del primo programma della radio), quando partiva quella immancabile sigla che assomigliava tanto a una musica da circo. Poi, la domenica, a partire dalle ore 12,20, sul programma nazionale della radio, andava in onda una “Vetrina di Hit Parade” riepilogativa, sempre a cura dello stesso Luttazzi, dove venivano replicate e fatte riascoltare quattro delle otto canzoni presenti nella classifica settimanale. Da domenica 7 Ottobre 1973 ci fu un cambio di programmazione e la Vetrina di Hit Parade fu spostata alle 15,10 sempre sul programma nazionale, prima di Tutto il calcio minuto per minuto (in onda alle 15,30 per il secondo tempo delle partite di serie A). Questo perché, proprio a partire da quella domenica, alla Hit Parade canonica si affiancava una nuova trasmissione radiofonica collegata e cioè Dischi Caldi, condotta da Giancarlo Guardabassi, che passava in rassegna i dischi della classifica di vendita, le seconde otto posizioni in ascesa verso la Hit Parade, insomma una serie B con tante canzoni che aspiravano alla serie A. Una trasmissione, quella Hit Parade, che mi ha accompagnato per la prima parte della mia gioventù nei mitici anni ’70. Era la mia scadenza fissa della settimana. Il venerdì uscivo da scuola alle 12,40 (la sesta ora sempre il martedì fortunatamente), l’autobus verde dell’Ataf a 2 piani passava intorno alle 12,45 \ 12,50, dieci minuti per altrettante fermate e poi, di corsa, ero a casa, ma chissà perché non riuscivo mai ad arrivare in orario, e mi perdevo sempre i primi dieci minuti, insomma le ultime posizioni.
Nell’estate del 1974 mi venne questa idea: e un registratore cambiò improvvisamente la mia vita… una cosa molto laboriosa però. Con il memorabile “Geloso”, che ancora conservo, mi chiudevo nella mia camera nonchè soggiorno con la radiolina portatile e mi sdraiavo per terra sul tappeto. Usavo dei nastri venduti con tanto di scatola alla Standa (ma perchè solo lì?): per avviare la registrazione premevo il tasto AUDIZIONE e il nastro si agganciava alla bobina vuota. Ma questa era solo la prima fase: poi predisponevo tutto schiacciando prima il tasto STOP e poi il tasto REGISTRAZ. e dopo il rituale urlo “hiiiit parèeeeiiii!” mi concentravo sull’operazione: indice pronto sul tasto STOP e attesa dell’annuncio del titolo successivo per decidere se mi interessava o no. La cosa era più complicata dagli applausi che aprivano e chiudevano la trasmissione della canzone, e che vi si sovrapponevano a metà dell’esecuzione. Quelli a metà erano inestricabili e dovevo tenermeli. Gli altri cercavo di tagliarli fuori. Il risultato non era sempre soddisfacente: a volte sbagliavo tempo, a volte sbagliavo il tasto. In altri casi la canzone era trasmessa già molto iniziata. Nel primo caso ci avrei riprovato il lunedì successivo con la replica e quindi stavo allertato. Nel secondo mi sarei tenuto quell’esecuzione, salvo sostituirla la settimana successiva, sperando fosse ancora in classifica. Altre volte dovevo procedere a cancellare poiché un maldestro suono di risate disturbava e non poco (era quello delle mie sorelle che nella stanza accanto, la loro camera, manco a farlo apposta, parlavano e ridacchiavano sempre il venerdì a quell’ora) oppure quant’altro: starnuti o inciampi negli oggetti della mia camera soggiorno, che finivano sul nastro. E poi con il tasto AVANTI VELOCE e RITORNO, mi spostavo per ascoltare come era andata la registrazione.
Naturalmente dopo qualche settimana cominciai a possedere un discreto repertorio (una compilation, si sarebbe detto oggi, oppure una play list), e la mia attesa si concentrava inopinatamente sulla prima parte del programma, dove era più facile apparissero “nuove entrate”. Collego a quel tappeto della mia camera nonché soggiorno nomi immortali della mia memoria riferita a quell’estate del 1974 come The Rubettes, George Mc Crae, Hues Corporation, Barry White, Carl Douglas. Malgrado alcune debolezze linguistiche, avevo maturato una certa capacità critica per cui i nastri che registravo privilegiavano i titoli internazionali e per ancora scarsa dimestichezza con l’inglese (ma l’anno successivo mi sarei affinato con un doppio corso ben fatto all’Accademia Internazionale di Lingue con tanto di diploma finale) scrivevo sulla custodia i titoli così come li sentivo declamati da Luttazzi:: “Xugar beibi love – Rok yoa beibi – Rok the bot – Lovs dim – Kong fu faitin”. Poi in seguito cominciai ad applicare il procedimento miracoloso delle canzoni contenute in alcuni dischi che avevo cominciato a comprare. In assenza di cavi opportuni per il collegamento diretto, dovevo avvicinare molto il registratore Geloso a un mangiadischi, sempre di colore arancione requisito quale fratello maggiore all’altra mia sorella, inserivo il disco, schiacciavo il tasto REGISTRAZ. e mi allontanavo furtivamente e zitto dalla mia camera per i minuti necessari a che niente guastasse la registrazione.
Già tanti ricordi per me… personaggi straordinari… e quella trasmissione mitica che terminò il 31 Dicembre 1976 con questa classifica dal primo all’ottavo posto:
1. Sei forte papà – Gianni Morandi
2. Johnny Bassotto – Lino Toffolo
3. Disco Duck – Rick Dees and his company
4. Due ragazzi al sole – Collage
5. Mamma tutto – Iva Zanicchi
6. Vivrò – Paco Androrra
7. Ave Maria no, no – Santo California
8. Daddy cool – Boney M
Ripensando a quel 1976, per me foriero di tante novità personali, mi piace sottolineare che proprio quell’anno lì, rappresenta l’entrata del secondo quinquennio di quei fantastici anni ’70, con tutta l’innovazione a livello strumentale in atto, che avrebbe caratterizzato così i nuovi orizzonti della musica, influenzando, e non poco, anche tutto il primo quinquennio dei fantasmagorici anni ’80.
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