Rombo di motori

È l’alba di un nuovo giorno, Don Ernesto scende giù dal letto alla mattina presto e inizia a barcollare nella sua stanza, tempo di farsi la barba, fare colazione e come d’incanto emerge nel suo cosmo interiore la passione autentica per i motori. Da giovane aveva studiato Ingegneria al Politecnico, ma poi una disavventura sentimentale l’aveva portato a frequentare un gruppo di preghiera e poco dopo ad entrare in Seminario a Torino a studiare Teologia. Quest’ultima rappresenta la ragione principale del suo vivere schietto e deciso.

La vita rappresenta l’apoteosi dello spirito: il nuovo che avanza imperterrito, gli ideali autentici che paiono catapultare l’essere umano vero e puro alla ricerca di qualcosa di autentico. Ma adesso veniamo a Don Ernesto, che tirata fuori dal garage la sua Alfa 33 Stradale pare un essere umano affascinato dai motori: la sua passione più autentica e disinibita. Esce dal garage sgommando, lasciando sull’asfalto delle macchie nere, segno della sua volontà di riscatto autentico, della sua esistenza travagliata da mille problemi.

Le vetture sportive rappresentano inesorabilmente la gioia e l’incanto: la via principale dell’esistenza umana e non. Motori e fede: binomio alquanto inscindibile. Il rombo dei motori denota talvolta una classe cristallina di Don Ernesto. Quest’ultimo è sempre indaffarato nel seguire i fedeli di Saluzzo che paiono smarriti dalle cose futili e persino fuorvianti. Le donne simboleggiano il sinonimo dell’impegno quotidiano, il badare ai figli senza troppi fronzoli per la testa. Soprattutto i minori, nell’Era Internettiana devono essere accuditi e seguiti quotidianamente. Troppe sono le cause dello sballo dell’adolescenza. La musica con il suo tono latente somiglia quasi ad una vetta delle Alpi che sta per essere scalata: l’alpinista cerca di compiere una grande impresa per riscattare un periodo non troppo felice della propria esistenza umana.

I bambini sono l’alba del domani, simboleggiano il nuovo che avanza, anche se sono sovente vittime ignare del consumismo, della vita che pare un susseguirsi di eventi misteriosi e non. Soprattutto l’adolescenza all’interno dell’esistenza di un bambino simboleggia le nuvole che sembrano promettere temporale; l’acqua invece sta ad indicare qualcosa di estremamente complesso. Molecole che paiono legate da dei legami chimici indissolubili, quasi fossero delle unioni platoniche rafforzare dal nuovo che avanza e pare lambire l’essenza stessa della vita. Ma, l’esistenza umana cosa rappresenta? Domanda alquanto complessa che mette in evidenza il cosmo e il rapporto stesso tra soprannaturale ed essere umano. Tutto può essere quantificato e descritto a priori, anche se l’essere umano (soprattutto l’adolescente) simboleggia talvolta l’immaturità vera. La crescita interiore è qualcosa di estremamente difficile da descrivere a priori, e questo dipende dal fatto che nell’Era Internettiana l’essere umano è sempre indaffarato, dal navigare con lo smartphone alla ricerca del futile, delle relazioni interpersonali che sovente sfociano in qualcosa di precario che paiono lambire la fragilità stessa della personalità dell’essere umano.

Don Ernesto guida con forza e virgulto autentico la sua Alfa 33 Stradale, intravede all’orizzonte due agenti della Polizia che con la paletta gli fanno segno di accostare. Ma il suo amore autentico e la sua passione per le corse automobilistiche, lo spingono a premere il piede sull’acceleratore e a lasciare di stucco i due poliziotti. Questi ultimi avevano una Lamborghini, vettura immensa come gli dei del cielo, capolavoro di ingegneria, design raffinato, favola tecnologica che rasenta la perfezione stilistica e magia pura. Sulla Circonvallazione di Saluzzo ha luogo l’epica sfida tra Don Ernesto e i due poliziotti, il rombo dei motori delle due vetture sembra qualcosa di autentico, modernità tecnologica che trova compimento nella travagliata sequenza temporale della cittadina di Saluzzo. La velocità delle due vetture pare aumentare in maniera stratosferica: entrambe le vetture paiono correre come macchine favolose ai 240 km/h. Don Ernesto pare entusiasta del suo correre con la vettura sportiva per la tangenziale saluzzese, il suo pigiare l’acceleratore denota delle doti da pilota di Formula 1. Ma all’improvviso la Lamborghini dei due poliziotti pare avere la meglio e l’Alfa 33 Stradale è superata dalla vettura roboante della Polizia. Con una manovra a tenaglia i due poliziotti riescono nell’impresa di far accostare il religioso con la passione autentica dei motori. L’agente scende dalla vettura e inizia a gridare con voce potente: “Lei stava guidando come un pazzo, dove stava andando?”, “Volevo provare l’ebbrezza della guida sportiva”, rispose con voce roca Don Ernesto. Al sacerdote diocesano venne sospesa la patente per ben sei mesi, e vennero tolti 24 punti dalla patente. Don Ernesto venne accompagnato dal vescovo dai poliziotti che pareva una persona fuori di senno. E questo dipendeva dal fatto che mai prima di quel momento, un sacerdote era stato sorpreso dalle forze dell’ordine a correre come un pilota di competizioni automobilistiche con una vettura sportiva. Appena i due poliziotti se ne andarono, il vescovo iniziò a sgridare Don Ernesto che pareva un pesce fuor d’acqua; quasi quasi come un timoniere che sta navigando nel mare burrascoso dell’esistenza umana. Il calvario che indica tal volta qualcosa di misterioso e indecifrabile a priori.

Visto l’accaduto a Don Ernesto venne comminata una ammonizione: sanzione disciplinare di una certa gravità. Il sole era ora alto nel cielo, i raggi luminosi parevano descrivere l’esistenza umana travagliata di Don Ernesto. A quest’ultimo per punizione venne dato l’incarico di occuparsi dei ragazzi delle scuole medie. Appena appresa la decisione del prelato, al sacerdote venne in mente di iniziare a parlare agli adolescenti della fantascienza di Isaac Asimov e delle tre leggi della robotica. Può un robot provare emozioni? Un robot di acciaio e titano è capace di lambire il microcosmo della psiche e volare col pensiero autentico e puro. Don Ernesto inizia a balenare l’idea di progettare insieme ai ragazzi di costruire una Macchina del Tempo, in grado di volare nel corso della storia e di essere così in grado di far cambiare il corso degli eventi che hanno influenzato la Storia Umana Contemporanea.

Iniziò a balenare l’idea di andare a New York in viaggio con i ragazzi, per cercare nell’ardua impresa di farli affascinare dalla letteratura fantascientifica e dei misteri dei robot. Nel suo discorrere di robotica, il sacerdote iniziò ben presto a narrare dell’invasione degli ultracorpi. Giunti a questo punto, ad un ragazzo venne in mente di domandare al sacerdote se gli extraterrestri potranno un giorno porre fine all’esistenza umana. Dinanzi a questa domanda, il religioso iniziò a barcollare un pochino, incominciò col discorrere dei conflitti bellici che paiono arricchire inevitabilmente le grandi società finanziarie e le aziende quotate nelle Borse di mezzo mondo. L’Uomo nuovo dell’Era Internettiana è sempre lo stesso: deriva dalla preistoria, epoca in cui l’uomo lottava con le belve feroci della giungla. I conflitti bellici esistono ed esiteranno sempre: simboleggiano la follia umana e rasentano l’illogicità medesima delle cose e del susseguirsi degli eventi stessi.

Dieci ragazzini delle scuole medie di Saluzzo paiono decisi ad andare di nascosto nella metropoli americana accompagnati da Don Ernesto. L’obiettivo principale del loro viaggio è quello di andare nella nazione dove la fantascienza rappresenta il fulcro autentico del progresso; il nuovo evento che avanza inesorabilmente. I robot simboleggiano qualcosa di veramente indescrivibile a priori, stanno quasi a simboleggiare il mistero puro dell’esistenza umana.

Giunti a questo punto, la cosa più difficile era quella di convincere i genitori degli adolescenti a finanziare il viaggio nella Grande Mela dei loro figli. New York: città nella città, luogo dove i grattacieli solcano il cielo e paiono descrivere l’immensità autentica. Un viaggio simboleggia qualcosa di misterioso ed inebriante al tempo stesso. La vita nella metropoli è molto difficile: tanti sono i problemi che affliggono gli abitanti di quel centro urbano mega-galattico.

E, la fantascienza con le sue storie e eventi nuovi può davvero mettere in luce le contraddizioni del genere umano? Può la fantascienza riuscire nell’impossibile di narrare qualcosa di nuovo ed incontrovertibile? Il mondo della robotica ha sempre affascinato Don Ernesto sin da piccolo, e questo deriva dal fatto che ha letto tutti i romanzi del narratore Isaac Asimov.

I ragazzini iniziano a parlare del più e del meno con Don Ernesto, giunti ad un certo punto Esteban inizia a gridare ad alta voce: “Voi credete negli extraterrestri?”, subito calò nella stanza il mistero e la paura iniziò a prendere corpo. L’invasione degli ultracorpi rappresenta qualcosa che sembra prendere il sopravvento, il mistero che decolla come una astronave lanciata nello Spazio alla ricerca di qualcosa di nuovo e inafferrabile dall’essere umano dell’Era Internettiana.

Un ragazzo iniziò a raccontare una storia alquanto misteriosa: in un dipinto degli esseri umani paiono talvolta scomparire e tramutarsi in persone vere e pure. Ad esempio da un dipinto, la strega può all’improvviso volatilizzarsi e divenire un essere umano a tutti gli effetti. La strega magari è stata mandata sulla Terra da degli esseri che abitano nella Galassia e spingono inesorabilmente il Genere Umano alla ricerca autentica del vero obiettivo dell’esistenza umana.

Nella metropoli americana i dieci ragazzi e Don Ernesto inizieranno un viaggio autentico e misterioso al tempo stesso. L’esistenza umana è un dolce susseguirsi di eventi che paiono calati da mani magiche e misteriose del dio che sovrasta l’umanità medesima. Il soprannaturale, il nuovo che avanza denota una pressoché immaturità dell’essere umano dell’Era Internettiana.

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