Non chiamatemi Ulisse
Non c’è vento
a ghermire vele
il mare è miele
che si spalma sulla chiglia
la nave è alla deriva
Svaniti i canti di sirene
le corde allentate
sulle mani
niente battaglie d’uragani
sale in bocca
Troppo distante
la fame
di spighe dorate e sponde
di risa e tramonti
sulla carne
di mani
strappate ai gorghi
e dei adirati
Non c’è vento
il silenzio è manto
di occhi dimenticati
screziati d’ebano
di promesse
miraggi di trame
tessute da fili di vite
Io non sono più
il capitano
negli otri ho smarrito certezze
e grovigli di dubbi
Non chiamatemi
Ulisse
di me è rimasta la luce
il tormento e la voce
il volo dei folli
E’ bella e particolare. Ti sei ispirata al XXVI canto dell’ Inferno di Dante?
Ciao.
‘Mirella torna a scrivere, ti aspettiamo, soprattutto io, con gioia’. Messaggio per te.
E’ una stupenda visione del mondo che ti ha circondato, sciolta alle altrui rive raccogliendo i sapori e le medaglie (i sensi, significati) delle altrui cose, armi, armeggiature, reti strappato al niente e alla vita, all’immane prigione delle cose, che nella loro moltitudine colora il mondo e le cose. Poi il ritorno a se stessa, l’umanità si sprigiona. Ciao.
Bellissima… sono… beh senza parole, ovvio, le hai tutte tu… 🙂