Tolleranza zero

Personaggi:

Ottavio Bentivoglio – deceduto per disperazione
Maria Malanima- moglie di Ottavio
Nando Bentivoglio – figlio di Maria e Ottavio
Nina Bentivoglio – detta “Ninetta”, sorella di Nando
Marta Bentivoglio – sorella maggiore di Nando
Bruno – figlio di Marta
Mattia – il gatto di famiglia

 

Fine primavera del 2008

…Di colpo un fragore assordante proveniente dai corridoi lo tolse da quel sonno inquieto e agitato… Spalancò gli occhi e fissò il soffitto di quella piccola stanzetta dipinta tutta di bianco. Da una crepa di una delle pareti uscì, come un raggio di luna, un vago ricordo.  Scese su di lui …prima lo avvolse, e poi lo immobilizzò. Nando, con occhi colmi d’ansia, cercò un contatto con il suo corpo per fuggire da quella sgradevole sensazione d’irrealtà, ma ciò che vide lo agghiacciò. Le sue mani erano state recise come i rami secchi di un albero. Una garza fasciava l’estremità di quelle braccia mutilate. Dalla fasciatura, esteticamente perfetta tanto da sembrare un normale prolungamento degli arti, traspirava ancora sangue rosso vermiglio.

Improvvisamente ricordò tutto e una parola, una sola parola, uscì come un disperato grido d’aiuto dalla bocca di Nando… ”mammaaaaa…”

 

Qualche tempo prima…

…Nando è un ragazzo di ventotto anni compiuti e risiede in un paesino della Riviera adriatica. Come numerosi altri giovani della sua età, abita ancora con la famiglia d’origine. Lavora in banca, una banca prestigiosa  che lo ha assunto – da diversi anni – grazie soprattutto alle molteplici conoscenze di cui il padre godeva in città. Se ancora non si è deciso ad andarsene da casa, non è per questioni economiche ma unicamente perché è consapevole di essere indispensabile in famiglia. Ultimamente il suo lavoro è diventato faticoso perché disturbato da qualche problema con i colleghi. In questo periodo è in malattia ma spera di riprendere il suo posto molto prima di quando gli ha consigliato il dottore. I dottori, si sa, esagerano sempre un po’!

Nando è alto, tanto da condizionare la sua andatura che appare sempre piuttosto incerta e quasi sospesa. I capelli sono castani, ondulati e portati corti ma con la riga da una parte che lo fa sembrare- a detta di tutti- un ragazzo d’altri tempi. La sua vista è ottima ma si ostina stranamente a portare occhiali da miope perché secondo lui è solo con quelli che vede le cose in modo reale. E’ un suo vezzo che ormai tutti hanno accettato, anche se non sono pochi, coloro che la reputano una stranezza che andrebbe perlomeno corretta se non eliminata. Non ama molto scherzare e quando lo deve fare- ad esempio sul lavoro – si sente sempre a disagio e gli altri se ne accorgono ma fanno finta di niente. Nando è timido, schivo e riservato. E’ sempre stato così e chi lo incontra, per avere risposta a un ciao, deve farsi notare gesticolando come un burattino. I vecchi lo salutano ancora, i giovani non ci provano neanche più! Da diverso tempo, i suoi piccoli occhi umidi e nocciola si sono allenati a fuggire all’attenzione degli sfacciati, quelli che vorrebbero sapere tutto di lui, sfogliandolo e leggendolo come un libro ma, le poche volte che Nando li punta dritto dentro di loro, quasi rischiano di affogare nella loro infinita dolcezza e malinconia. A volte invece il suo sguardo sembra attraversato da strani fantasmi e da quelle strette fessure esce un disagio incomparabile. Allora sono gli altri, turbati e infastiditi che abbassano gli occhi e proseguono nell’apparente indifferenza.
Maria, la madre di Nando, ha sofferto di un grave esaurimento nervoso dopo la morte del marito Ottavio Bentivoglio avvenuta per disperazione quando Nando aveva solo otto anni e non si è mai ripresa completamente. Soffre di attacchi di panico ed ha mille fobie che cambiano ciclicamente a seconda della stagione… Nel periodo estivo, aumentando la gente in città, è convinta  che chiunque passi sotto il suo balcone,  sia un ladro che fa la “vasca“ per studiare i movimenti degli inquilini per poi tornare a rubare. Ogni otto minuti – orologio alla mano- chiede a Nando di accertarsi se il portone di casa è chiuso e di guardare dallo spioncino se c’è qualcuno nascosto dietro la colonna del  pianerottolo….  In autunno cadono le foglie dagli alberi vicini, si depositano sul terrazzo e sui davanzali delle finestre. Secondo Maria, si corre il rischio di rimanere sommersi da tutto quel ciarpame. La sua grande paura è di rimanerne invasa e poi soffocata. Ogni otto minuti- orologi alla mano-  chiede quindi a Nando di andare sul balcone a raccogliere il fogliame caduto e di pulire tutti i davanzali delle finestre… In inverno, Maria diventa più attiva e delirante a discapito del povero e paziente Nando. La casa, che non può essere costantemente arieggiata per il troppo freddo, è assalita da germi infetti che penetrano ovunque e rendono impossibile la vita a Maria. Nando sa come fare per tranquillizzarla. Ogni otto ore – orologi alla mano – Nando cambia le lenzuola del letto, raduna i panni che trova sparsi per casa e li mette in lavatrice, disinfetta tappeti, tende e poltrone. Insomma una vera e propria bonifica!… All’arrivo della primavera Maria è sfinita e sembra aver superato tutte le sue paure ma è solo un breve momento transitorio prima di una nuova esplosione fobica. I primi raggi di sole, ora diventano un arroventato laser che non chiede certo permesso per entrare da ogni fessura e colpire e percuotere la povera, isterica Maria.

Maria è infelice, sente di non essere una buona mamma ma sa di essere impotente verso i suoi nemici che, spietati, non le danno un attimo di tregua. Il senso di colpa la tormenta e in cuor suo vorrebbe farla finita. Solo la grande fede in un Dio, di cui per altro non comprende perché la metta tanto alla prova, le permette di trattenersi da qualsiasi atto meschino.

Nando è sempre molto attento ai bisogni della madre e la accudisce con amore. Tutti conoscono Nando e le sue sventure e tutti lo guardano con grande stima per la sua pazienza e tolleranza. Il paese in cui vive non è molto grande. Quando cammina per la strada, i compaesani, hanno per lui sempre occhiate gentili, anche se a volte ha l’impressione che gli mormorino dietro parole che non fa tempo a comprendere perché ormai è lontano.

Tempo addietro è stato innamorato ed era nelle sue intenzioni sposarsi e farsi una famiglia. Una volta portata a conoscere la ragazza alla madre e alle sorelle, questa era però improvvisamente sparita senza dire una parola. Nando ha sofferto molto quella volta. Poi si è convinto che se Loretta, così si chiamava, se ne era andata è perché non aveva capito di quanto amore, era capace Nando. Aveva rincontrato Loretta a una saga di paese. Lei, dopo aver abbassato lo sguardo, gli aveva anche voltato  le spalle. Lui, pur essendo molto docile di temperamento – in quella circostanza – l’avrebbe schiacciata come un insetto sotto la suola delle scarpe. Si era poi stupito per quell’impeto di rabbia ma l’aveva giustificato poiché riteneva di essere stato vittima di un grande torto. Si era dunque limitato a sputacchiare per terra con disprezzo e, dopo quel gesto inconsueto, aveva pensato con ironia alla povera Ninetta…

In casa con Nando e Maria vive Nina detta Ninetta perché da quando è sulla sedia a rotelle, non è più cresciuta. Ninetta è una delle due sorelle di Nando. All’età di otto anni, quando Nando ne aveva sedici, Ninetta era caduta in un pozzo di quattro metri. Quel giorno era stata affidata a Marta che invece di tenerla per mano come le era stato più volte ripetuto di fare, l’aveva lasciata giocare da sola nel cortile di quella casa abbandonata mentre lei, dietro al portico pericolante, si sciupava con un cretino conosciuto il giorno prima. Conseguenza dell’incidente fu la paralisi. La parte inferiore del corpo, dopo quell’evento traumatico, aveva perso la sua funzione motoria relegando il futuro della sventurata Ninetta in un perimetro limitato di un appartamento al terzo piano senza ascensore. Adesso Ninetta ne ha venti di anni, i suoi capelli sono biondi come l’oro e le sue labbra rosso vermiglio, i suoi occhi sono verdi come quelli di un prato in primavera. E’ nel pieno della giovinezza e ogni giorno pettina i suoi lunghi capelli con cento colpi di spazzola, disegna le sue labbra e le colora, sfuma il contorno dei suoi occhi con l’ombretto e allunga le sue ciglia con il rimmel. Ma Ninetta è sempre arrabbiata…Insulta sempre tutti, sputa e dice parolacce. Nando fa quello che può per lei, ma non è sufficiente. L’infermiera che viene ogni giorno non risponde mai ai suoi insulti ma la guarda con un ghigno beffardo che la fa assomigliare a una maschera di carnevale che sembra dirle “…parla, parla, piccola Ninetta, parla, parla… tanto ti è rimasta solo la parola…”. Quando è sola con lei, strapazza e maltratta quel corpicino ormai informe e privo di vigore ma Nando non lo sa e Ninetta non vuole che lo sappia. Ninetta ha un viso meraviglioso….

Ninetta  abbaia, latra, sbraita. Ninetta grida per il dolore… Ninetta urla per la rabbia… Ninetta ulula per disperazione.

Il suo grido disperato riempie le stanze, trafigge i muri e li attraversa… si diffonde nell’aria circostante come un tuono il cui boato ti coglie di sorpresa, raggiunge qualche passante che si gira cercandone l’origine…. Poi, a poco a poco, perde d’intensità e si disperde lasciando nell’aria un odore acre di morte.

Quando Ninetta è sola, il suo posto preferito è accanto alla finestra. Scosta la tenda e sembra osservare la strada. Non è così. Il pensiero di Ninetta viaggia alla velocità della luce, oltrepassa i limiti spazio-temporali e si deposita su un tappeto morbido di nuvole. Immagina di vivere la vita oltre la morte, quella vita che una grande fede gli fa credere esista. Vagheggia con la mente una nuova esistenza, dove si vede serena e appagata. Il desiderio di raggiungerla presto, gli restituisce quello sguardo umano che tutti quelli che conoscono Ninetta, credono non le appartenga. Ninetta è dolce, Ninetta è malinconica, Ninetta prega Iddio di venirla a prendere.

Infine ci sono Marta e Bruno. Marta è la sorella maggiore di Nando e Bruno è il figlioletto nato da chi sa chi. Marta è spesso silenziosa. Sembra osservare tutto ciò che avviene in casa con grande disprezzo. Trascura Il piccolo Bruno che per farsi notare fa pipì contro il comò della sala nella più  grande indifferenza della madre. Marta è magrissima, alta, con la schiena leggermente arcuata come se su di essa portasse il peso della vita. Un taglio di capelli disordinato fa da cornice a un viso pallido e inespressivo se non quando guarda con spregio Nando. Quello che non tollera in Nando è il suo annullarsi e spesso lo provoca dandogli dell’idiota. A volte, quando Nando è seduto sul divano in attesa che la mamma lo chiami, lei gli si avvicina silenziosa, si ferma accanto a lui e lo guarda dentro gli occhi emettendo uno stridente sibilo. Storce la bocca e con le mani alzate e tremanti gli urla “…bhuuuuuuu”. Nando rimane immobile perché non è sua consuetudine accettare provocazioni ma lei, non contenta, gli avvicina la bocca all’orecchio e sussurra “….idiota. idiota…. non sei altro che un povero idiota… idiota, idiota, non sei altro che un povero idiota”. Poi se ne va e con noncuranza torna ai suoi silenzi.

Marta è cattiva! Marta è cattiva e malvagia, pensa Nando. Nando odia Marta. Ogni spigolo del suo corpo, esasperato dall’eccessiva magrezza, crea in Nando un fastidioso turbamento. Marta sembra una creatura infernale ed è in quel luogo che dovrebbe stare, pensa Nando.

Bruno è minuto e porta degli occhialini che lo fanno assomigliare a Harry Potter. I suoi capelli sono nero corvino e ricci, mentre la carnagione è chiara come quella di tutta la famiglia Bentivoglio. Esce raramente da casa e per questo si è appropriato di un angolo dell’appartamento dove è diventato impossibile anche solo transitare. In questo perimetro che Bruno ha delimitato con degli straccetti legati uno ad uno con dei nodi, ci sono tutti i suoi giochi ma anche colori, carta, un tavolinetto e una piccola sedia rossa di plastica. Bruno gioca sempre da solo e quando Nando cerca di fargli compagnia, lui lo guarda con infinita rabbia e gli dice “…vai via stupido idiota… mamma dice sempre che sei un’idiota e io non gioco con gli idioti”. Poi con prepotenza gli strappa il trenino di mano e si allontana canticchiando “…idiota, idiota, idiota”.

In realtà Bruno odia la mamma e la mamma odia se stessa. Il povero Nando, capisce queste cose, sopporta e non dice mai nulla.

Nell’appartamento di Via Transito Veloce N.8, regna spesso un pesante silenzio. Se non fosse per i continui richiami di mamma Marta a Nando e, se non fosse per le più rare ma angoscianti urla di dolore di Ninetta quando viene colta dalle sue crisi, nessuno direbbe che quella casa è abitata da ben  quattro  persone… Nando, Maria, Marta e il piccolo e insolente Bruno. Anche il loro gatto, Mattia, per  contaminazione, non miagola più da diversi anni. Quando per caso è entrato per la prima volta in quella casa quattro anni prima, pensava di aver trovato la sua nuova famiglia. Era arrivato affamato e in cerca di coccole ma ben presto si era reso conto che avrebbe potuto usufruire solo di un tetto perché per il resto doveva rendersi autonomo. Anche Nando, pur così attento ai bisogni degli altri, lo considerava poco o niente. Come Bruno si era dovuto appropriare di un piccolo angolino della casa e precisamente sotto il letto di Maria. Tranne  la stagione invernale, quando in quella casa tutto veniva messo sotto sopra ogni otto ore – orologio alla mano – alla ricerca di acari, germi, parassiti e altro, si può dire che Mattia avesse trovato quell’indispensabile senso di appartenenza che se anche precario era per lui fondamentale. Come tutti i gatti anche Mattia era metodico e con l’andare del tempo non aveva potuto che accettare di buon grado gli eventi ciclici di quella strana ma, per lui, rassicurante famiglia.

 

Inizio primavera del 2008

Nando è stanco ma fortunatamente sa di poter avere un breve momento di pace. Il sole è ancora tiepido e Maria sembra tranquilla. Ninetta è in camera sua che aspetta guardando fuori dalla finestra. La quiete che avvolge quella casa sembra innaturale. Una sensazione di estraneità e indifferenza improvvisamente avvolge la mente di Nando. Si accascia sul divano con la testa china e i palmi delle mani sul viso quasi a coprire sgradevoli pensieri e pensa fra sé e sé “…sono sfinito!!”.

Passano pochi minuti… Nando si alza dal divano con gli occhi sbarrati. Si dirige verso la cameretta di Nina e cogliendola di sorpresa le dice “…ciao Nina, sono venuto a liberarti, io sono il tuo Salvatore. La mia mano guidata da Dio ti renderà giustizia e porrà fine alle tue infine sofferenze…”. Nina lo guarda sollevata e gli dice “…voglio darti un bacio caro fratello e un arrivederci”. Nando le cinge il collo e con occhi sgranati verso il cielo, comincia a stringer forte, sempre più forte… fino a quando il corpicino di Nina, ormai senza più vita, si accascia informe sulla sedia a rotelle. Neanche un grido, neanche un lamento.

Si dirige ora, con estrema calma, verso la camera di Maria che appena lo vede entrare si fa il segno della croce. “…ciao mamma, sono venuto a liberarti, io sono il tuo Salvatore. La mia mano, guidata da Dio ti renderà giustizia e porrà fine alle tue infinite sofferenze”.

Maria lo bacia sulla fronte e si lascia andare alla sua stretta. Nando comincia a stringer forte… sempre più forte e il corpo di Maria si accascia a terra senza vita.

Improvvisamente Nando ha un sobbalzo! Si risveglia dal quel torpore infernale e per un attimo è convinto  davvero di aver tolto la vita alla sua cara Ninetta e alla mamma. Corre di corsa verso la camera di Ninetta e la guarda mentre lei, come il solito, finge di osservare il cielo. Ninetta è arrabbiata, si gira di scatto, gli dice parolacce e gli sputa addosso. Nando si tranquillizza…. Tutto sembra immutato! Poi, per essere ancora più tranquillo, si affretta verso la camera della mamma che, dopo averlo osservato intensamente per qualche attimo, con dolcezza gli dice “…Nando, caro Nando, fai scendere tutte le persiane perché il sole sta arrivando e io non voglio che i suoi raggi mi colpiscano e mi facciano del male…, sei così tenero e affettuoso e nulla, tu sai cosa intendo… deve disturbare la nostra quiete e il nostro amore…”

Nando è felice. Nando è al settimo cielo! Ninetta è sempre la solita Ninetta e la mamma è la solita mamma anche se il suo sguardo penetrante lo ha turbato  perché sembrava chiedergli dell’altro. Un suggerimento forse? Ma perché crearsi altri problemi? Che altro poteva chiedergli la mamma? Ormai le sue fobie le conosceva tutte! L’importante è che tutto sia come prima! …esattamente come prima che si abbandonasse a quel brutto sogno. Ninetta e la mamma sono i suoi punti di riferimento, le sue certezze… come avrebbe potuto sopravvivere senza loro? Nando è sconvolto al solo pensiero di aver sognato di ucciderle…. Nando ora ha capito finalmente cosa deve fare….

Di lì a poco…

La chiave nel portone di casa. Marta e Bruno stanno rientrando. Dietro la porta c’è Nando con un coltello. Questa volta non è un sogno e sa quello che deve fare. Marta e Bruno hanno sempre disturbato l’armonia di quella famiglia. Marta soprattutto, con i suoi sguardi e le sue perfide parole non è mai stata in grado di comprendere quanto lui sia indispensabile, e quel bambino…, così sfrontato e presuntuoso non merita di vivere, di crescere.

Marta non fa in tempo a entrare che Nando le è addosso. Le pianta la lama del coltello proprio in bocca. In quell’orrido cavo da dove erano uscite quelle parole irriconoscenti che continuamente lo avevano screditato, infamato, offeso. Poi, dopo aver estratto il coltello dal cavo della bocca, lo introduce ancora grondante di sangue nel petto… una… due… tre volte. Senza un solo rantolo, ma con respiro affannoso, Marta si accascia non prima di averlo per l’ultima volta guardato negli occhi e avergli sussurrato all’orecchio  “…idiota… sei solo un povero idiota…”. Il piccolo Bruno intanto è rimasto immobile, pietrificato da quell’orribile scenario. Ha ormai intuito che a lui toccherà la stessa sorte capitata alla mamma. “…Zio, zio, …ti prego, non mi fare del male… ti prego zio non ti dirò mai più idiota…”. Nando non è compassionevole neanche con quella povera creatura che tanto l’ha umiliato con la sua arroganza, con la sua superbia. Il coltello è ancora conficcato nel petto di Marta e lì lo lascia. Afferra velocemente quel piccolo e tenero collo. Stringe… non stringe molto… non è necessario. Dopo solo un attimo quel corpicino giace riverso sul corpo della mamma.

Nando si sente risollevato… Marta e Bruno non erano mai stati per lui veri componenti della famiglia. Pensava che la loro presenza sminuisse senza motivo il suo impegno, la sua responsabilità, la sua dedizione, il suo amore per Ninetta e per Maria. Inoltre, non avevano mai capito quanto lui fosse indispensabile e quanto loro lo fossero per lui…

Nando osserva i due corpi accasciati e non prova alcuna misericordia per loro. La mano di Dio l’ha guidato senza incertezze, ha fatto ciò che Dio gli aveva comandato di fare per cui nessuno scrupolo o dubbio lo aveva colto.

 

Voce narrante:

Si chinò verso di loro e gli chiuse gli occhi rimasti sbarrati dallo stupore. Serrò il portone di casa che era rimasto aperto e rispose alla mamma che gli domandava con voce tremula se aveva tirato anche tutte le tende.

“…Si, mamma, l’ho già fatto. E’ tutto come vuoi tu… è tutto come sempre. Adesso puoi riposare serena aspettando il tramonto…”

Andò in camera di Ninetta e le chiese se voleva distrarsi con una partita a scacchi… lei come il solito lo insultò violentemente dicendogli di lasciarla in pace e di andarsene via ma poi con maliziosa complicità gli strizzò l’occhio e gli disse con ironia “…va bene …se proprio vuoi …se hai già fatto tutto quello che dovevi …e adesso non sai come occupare il tempo ti terrò compagnia…”

Prese una sedia, un tavolinetto, la scacchiera e si avvicino a lei. Si guardarono intensamente e Ninetta, con gli occhi bassi e quasi in un sussuro disse: “questa è la tua ultima partita caro fratello… lo sai vero che l’hai già persa!?”…

Nel frattempo….

La vicina di casa della famiglia Bentivoglio, la signora Camelia, già da qualche tempo preoccupata per la salute mentale di Nando, quella mattina sentì strani rumori ed ebbe come un presentimento. Chiamò immediatamente la polizia che arrivò dopo circa una ventina di minuti. Suonò al campanello della famiglia Bentivoglio, ma nessuno aprì. Origliarono per sentire se ci fossero rumori sospetti, ma niente. Dopo vari tentativi furono costretti a buttare giù la porta senza che nessuno degli inquilini muovesse un passo.

Trovarono Maria che riposava in camera di Ninetta e, al suo fianco, Ninetta e Nando impegnati nell’ultima mossa di una partita a scacchi che era stata piena d’imprevisti.

Sotto il letto, Mattia, raggomitolato e immobile, si chiedeva  ora quale sarebbe stato il suo destino… due gocce umide gli scesero dagli occhi e gli bagnarono i baffi.

 

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5 commenti

  1. Beh, un racconto che fa riflettere molto. Una famiglia lasciata allo sbando quando avrebbe avuto bisogno di aiuto psicologico e non solo.
    Una realtà sicuramente esistente in qualsiasi angolo del mondo, purtroppo. Una narrazione precisa e una scrittura scorrevole.
    Ben arrivata nel sito.
    sandra

  2. Un racconto pieno di sofferenza e solitudine, chissà quante persone vivono la stessa vita, nell’indifferenza del mondo. Mi è piaciuto molto il modo scorrevole con cui è scritto, si legge d’un fiato, complimenti e a rileggerti. Ciao da Betta

  3. Grazie Sandra e grazie Betta… Nando è l’uomo qualunque che regge la sua vita su precari equilibri. Per sopravvivere si trova a compiere un atto estremo… o lui o Marta e Bruno! Marta e Bruno rappresentano la coscienza che vuole emergere frantumando le nostre fatue sicurezze per un cammino alternativo… cosa fare? Crescere o scivolare nella spirale della follia?

  4. ciao,
    ho avuto solo ora il tempo per leggere con attenzione il tuo racconto.
    veramente nero.
    un bel pugno allo stomaco.
    tutta la mia comprensione, però, va al gatto.
    ogni mattina do da mangiare ad un bel gattone che si siede tranquillo davanti alla porta-finestra del terrazzo ed attende finchè non mi sveglio.
    sa con assoluta certezza che gli darò da mangiare, gli gratterò le orecchie, controllerò il contenitore dell’acqua che lascio a sua disposizione.
    sono la sua certezza.
    e gli ho anche dedicato una poesia.
    poi il micione se ne ritorna dai suoi padroni follemente normali (o normalmente folli?) che conosco ed ignoro.
    lo dico sempre.
    i gatti, spesso, come i cani, sono molto meglio di altri animali.
    ciao.
    anna

  5. Giovanni Silvio Celentano

    Ho sentito l’angoscia e la tensione salire rigo dopo rigo, hai molto talento. Mi dispiace solo che ci sia il diritto d’autore, altrimenti te lo copierei senza cambiare una sola virgola!!! 🙂 Scherzo, non ho mai copiato in vita mia 🙂 .
    Se il lavoro e lo studio me lo consentiranno, nelle pause, leggerò altri racconti tuoi.
    Sinceramente estasiato.
    Gianni

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