PreSentimento

Lo guardai come si guarda un estraneo, un ragazzone stagionato, poco propenso a crescere, brizzolato ed un po’ sovrappeso, che la domenica mattina correva nel parco di fronte casa. 

Erano mesi che cercavo dentro di me una risposta, che conoscevo benissimo ad una domanda, che sapevo ancora meglio; quello poteva essere il momento giusto. 

Dovevo solo fare la valigia e sparire dalla sua vita, ci sarebbe voluto meno di un nanosecondo eppure, non riuscivo ad allontanarmi dalla finestra; lo sguardo fisso sulla sua figura che seguiva il percorso sterrato. 

Mi tornò alla mente un momento lontano; un pranzo, nell’unica trattoria di un piccolo borgo dell’Appennino dove, al termine di una sfiancante camminata, ci ritrovammo talmente affamati da tuffarci su di una terrina di tagliatelle con il ragù, ridendo come matti. 

Buffo come uno stupido ricordo possa aggrovigliare lo stomaco. 

Rimasi li, con una mano appesa alla tenda e l’altra che stritolava la maniglia, desiderando aprire quella finestra ma non riuscendo a farlo. 

Volevo che mi vedesse mentre me ne andavo; volevo che provasse a fermarmi e che soffrisse nel non riuscirci. 

Era accaduto qualcosa; non saprei dire esattamente cosa e nemmeno quando ma la mia vita era diventata un susseguirsi d’immagini, dove lui era il commento sonoro in fuori sincrono. 

Mi staccai dalla finestra e lo sguardo mi cadde su di un soprammobile, reperto della vacanza in Marocco. Era una cianfrusaglia improponibile ma ricordavo ancora le nostre risate nel contrattarne il prezzo. 

Miseriaccia nera!! Dovevo andarmene da quella casa che continuava a parlare al plurale; non c’era più un noi. 

Con il palmo della mano mi fregai un occhio, che minacciava di piangere. 

Mi guardai intorno, in cerca del borsone. Ah si, era sul ripiano alto dell’armadio. 

Salii sullo sgabello per aprire l’anta proprio mentre lui entrava in casa sbattendo la porta e chiamandomi ad alta voce. 

Con un singulto di sorpresa, rovinai impietosamente a terra e gli risposi in malo modo, in preda ad un frignio isterico. 

Lui mi raccolse dal pavimento e mi strinse, stranamente preoccupato. 

Era a metà del percorso, disse, quando aveva avvertito un brivido alla nuca; s’era voltato e, non vedendomi alla finestra, era stato colto da un presentimento. 

Tra le sue braccia piansi come una scema, una lacrima per ogni parola non detta. 

 

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