La mia migliore Nemica

Ho chiesto giustizia come un dono, tempo fa, ma non sapevo che fosse così difficile.
Sono addomesticata alla pena, ma adesso farei qualsiasi cosa per quietarla.
Qualunque cosa.
La guardo e comprendo, con sgomento, che non succede solo nei romanzi, ma può accadere anche nella vita che una donna, per amare un uomo, si paralizza in un marasma di dubbi e d’illusioni.
Come prendere un tubetto di barbiturico per dare tregua ad un male dentro, insopportabile.
Lei è lì, rannicchiata su una poltrona del salotto e si accende la sigaretta.
Soffia lentamente sul fumo.
Le sue labbra sono carnose e perfette, ben disegnate, con due punte nette in alto ed una linea precisa, leggermente curvata in basso.
I suoi occhi fulgidi sprofondano in un sogno malinconico, ieratico.
Passeggia avanti e indietro con i ricordi.
Rivede il proprio fascino sottile e raffinato con la stessa disinvoltura leggiadra che l’ha condotta a lui, laggiù, nel fondo del precipizio.

Io non voglio vederla triste.
Lei è la mia migliore Nemica.

Lo continua a cercare in ogni piega recondita, per non negare niente al suo immenso bisogno di conoscere e di sapere.
Trova solo sbarre, nell’atavico desiderio del richiamo, tenendo aperta la porta della reciproca ed ora logica diffidenza.
Continuano a parlarsi, voltandosi le spalle.
Lei si sente soffocare in un limbo smisurato di falsi ed incertezze.

Lui è sordo e sminuito, in questo tempo di sospetti e di paure.
Da bravo giocoliere ha spinto la propria autonomia sul mero godimento.
Un colpo e via, schiantata tra due sponde, l’una infiltrata nell’altra, con un macabro cerimoniale di allucinante fretta.
Nessun verbo gentile, nemmeno una carezza.

Lei ha conosciuto con lui un modo nuovo di fare sesso.
L’Amore aggirato.
Ogni volta un tentacolo di frasi oscene a coronare l’amplesso.
Gli monta sopra trapassandola da parte a parte, gasato dalle irrumazioni alate che Lei vuole sempre concedere, nella munificenza totale dei suoi sentimenti.
Fragore di un istante.
Puro esorcismo senza radici.
Il cuore le zampilla via, mentre la furia del cazzo le entra dentro.
Succede ogni volta.
La voluttà della carne rimane sempre impero austero.

Lei continua a fumare ed è incantevole guardarla nel profondo della notte.
La fascinazione di una donna.

Non vuole spezzare l’incanto dei ricordi che sfilano mormorando brandelli d’intensità e di tormenti.
Adesso le è venuto il sospetto che non c’è più niente da fare, nessuna scelta.
Infondo si è costruita da sola questa storia, completamente al di fuori della sua vita normale.

Si sarebbe accontentata di poco.
Magari una frase striminzita “Ho voglia di vederti”.
Oppure il calore di un tenero augurio: “Buon compleanno”.
Nemmeno quello.
Un immenso giardino, neanche un fiore.

Cosa desidera infondo?
Penetrare nell’abisso che lui divide con se stesso.
Accompagnarlo nel doppio movimento del parlare amoroso e amichevole ed intingersi nelle continue metamorfosi, in faccia alle mille stravaganze.
Desidera sopravvivere alla vittima eletta con effetti incalzanti, dove solo la sua intelligenza da protagonista rimane all’erta.
Ma è tutto troppo eccessivo per un rampollo ossessionato dalla disgregazione di tante prostitute, estratte nei files dei privati cabaret.

Per lui non cambia mai nulla, per lei tutto.
Oramai è venuto il tempo dell’abbandono.

Si accende un’altra sigaretta.
Accovacciata nella coperta di lana la colgo così pura.
Ha un paio di gambe strepitose che non necessitano di nessun orpello.
Connotato raro per una donna vera.

Lui l’ha strappata al presente vitale con una fola ambigua di seduzione.
Sicuramente ha ritrovato in lei un’energia notevole ed una generosità limpida e sterminata.
Nel tempo dei doni, ironicamente, il desiderio si è depresso.
Lei coglie nel sovvertimento dell’Amore una figura ignota, che non ha mai conosciuto prima.
“Non posso”. “Ho una riunione”. Le solite risposte.

La notte, le ore insonni, sono diventate oramai una consuetudine.
Riesce a barcamenarsi con giri interminabili di domande, sulle risposte che non ha mai avuto.
Non permette il silenzio e parla, scrive nei suoi oscuri punti interrogativi.
Come può negare qualcosa a lui che l’ha gettata in quel non concepito?
Profana sirena in quest’inverno tiepido e senza neve.
Ma il ghiaccio rimane, dentro il suo cuore.

La osservo. Dovrebbe apparire una donna normale e sconfitta.
Invece è splendida e celeste in quella nuvola di vapore.
Esiliata in un corpo stupendo ricuce un passaggio indecifrato.
Pezzato dalla nuda violenza che lui le ha inflitto, si concede un appello alla sua reminiscenza.
Continua a lottare battendosi senza sosta contro lo spirito meschino che l’ha fatta rimbalzare indietro.
E’ totalmente isolata dalla fissità del tempo, che lentamente scorre.

La finestra è socchiusa e le scompiglia dolcemente i capelli.
Questa sera sta cercando di realizzare cosa l’ha condotta fino a quel punto.
Un approccio lento, quasi epistolare, lontano da parole taglienti e offensive: una digressione infinita, ammantata di memorie struggenti.
Quante volte sotto lo slancio della sua passione fervida ha manifestato la disponibilità totale, vincendo la lontananza e la coerenza.

Potere dell’Amore!
Con che superbo salto ha vagabondato nel suo polo, magnificando Lei il senso sublime della generosità e dell’ospitalità.
Per essere spesso tacitamente accomiatata.
Ma sulla scacchiera del desiderio non esistono regole: la ragione è spesso superflua e l’intelligenza in certi casi, controproducente.
Stasera lo ha compreso, portentosa dragatrice di un relitto su di una terra arida e improduttiva.
Mentre osserva la sua stanza nel silenzio delle cose, si rende conto che il vento ha cambiato bruscamente direzione.
Riconoscibile a se stessa, affonda ruotando nel vortice opposto al suo.
Progredisce il pensiero nell’invisibile, calcolando i rischi e valutando accuratamente ogni possibilità di liberazione.
Forse concentra l’attenzione sulla bellezza del tangibile, ode da cantarsi secondo l’apertura del proprio cuore e dello spirito.
Ardua volontà in questo momento per il suo essere, germoglio poetico per intenditori e per chi conosce le leggi dell’Amore.
Anche questa volta ha lottato contro il volto dell’assente, l’invisibile fissato su di una sedia nuda.
Poco lontano, ma non vicino a Lei.
Si’, domani gli farà un discorsetto semplice, definitivo.
L’ultimo forse.

Il buio totale.
Oscurità palpitante della notte.
L’assale una grande stanchezza.
E’ tardi: l’orologio non si ferma mai e cammina avanti.
Abbassa le palpebre e si addormenta.
Senza gocce, finalmente.

Io voglio saperla così: combattiva e fiera.
Un ultimo sguardo.
Com’è attraente e bella.
Molto più di me.

Lei è la mia Cara Nemica.

 

2 pensieri su “La mia migliore Nemica”

  1. Poetico e ben scritto. Le tinte sono decisamente forti ma sincere. Fa pensare ma non angoscia; il dolore è reale e reso molto bene.

  2. Grazie per il commento! Presto scrivero’ il prosieguo della Storia. Non capita spesso che la tua migliore Nemica arrivi a scriverti: “Ti voglio bene Rouge”. Da incorniciare, anzi! Da scriverci un libro intero. Perchè l’unica vittoria per noi, impagabile, si chiama Amicizia.

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