VI

Sogno anche io di ritornare a raccogliere le more
sul sentiero che dalla campagna porta al mare
una fila ininterrotta di ulivi, aranci e prugni
ai lati sterpaglie e fiori di campo
come d’improvviso s’aprivano al lato questa fila di rovi
secchi, arsi dal sole, di mille giorni tutti uguali
e i loro piccoli frutti, neri come occhi nella notte
amari, come un giorno senza fine
come un ricordo che non vuole scomparire

dove le teste bionde piegate dal vento
danzavano allo stesso ritmo con cui batteva il mio cuore
quando il tempo era solo l’estensione un po’ meno breve
della mia voce, che chiamava i cani che dormivano
all’ombra del grande noce, dei gatti che strisciavano
lungo i muri scrostati dalla pioggia
delle rondini che ogni tanto si perdevano nel loro volo
in perscrutabile, e cadendo
andavano a morire ai piedi del mio letto
di foglie secche e margherite.
 
Potessi svegliarmi una sola mattina
senza alcun pensiero in testa che
dar da bere al gatto, cercare le more più mature
costruire l’altalena sull’albero più alto del giardino
senza più nessuna paura, senza la percezione
che ogni giorno che passa la mia anima diventa un po’ più pesante
senza la sensazione dolorosa
che stia sprecando il mio tempo
che la vita mi scorra davanti, e io stia qui a guardare

il giardino secco, le sterpaglie
il noce, la casa abbandonata
i rovi che non danno più frutti
i cani malati, e il sentiero impraticabile
la campagna spoglia, come d’inverno triste
morta, le fronde passite del salice
la bicicletta rotta
consumata dalle piogge di settembre.

 

2 Commenti per “VI

  1. uno scritto molto bello, carico di sensazioni quasi tangibili; molto malinconico. Percepisco forte il desiderio di cambiamento, una stanchezza che si trascina e una nostalgia di cose vere e semplici. Non entrando nel merito delle motivazioni che ti hanno spinta a scrivere questo, sei stata brava. Davvero. Grazie

  2. grazie a te…per me è molto importante che anche una sola persona apprezzi i miei scritti, perchè significa che non sono più semplici parole messe una accanto all’altra a formare periodi, ma diventano voce vera della mia anima

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