Ci fu un giorno in cui ci appartenemmo, e il cielo era stellato…

Ci sono momenti, come questi, in cui ho un solo desiderio nell’animo: chiudere fuori ogni rumore, le finestre, la porta alle spalle. Spegnere la luce, stendermi supina nel letto e stare così, ore, a guardare il soffitto. Ma vorrei che al posto di un largo muro bianco, qua e là scrostato, ingrigito dalla muffa, comparisse sopra di me un cielo infinito di stelle, le stesse stelle che quella notte ci furono amiche. La stella luce debole, che illuminava la spiaggia, e perfino il rumore delle onde salmastre che, stanche come membra, si infrangevano, con lieve fragore, contro la costa rocciosa. E, se fosse possibile, anche la luna in questo cielo immenso.
E ancora, se fosse possibile, ti vorrei accanto a me, come quella notte e contare insieme nel cielo le stelle, mentre lacrime bagnano le nostre guance. “L’ultima notte in cui ci ritroviamo sotto lo stesso cielo” dicesti.
La gente, è sciocca. Chi dice di ammazzare il tempo, senza sapere che il tempo fa la stessa identica cosa con noi, poveri uomini, e anche meglio. Non abbiamo mai pensato che il tempo è morte: ogni secondo passato è un secondo in meno sul piatto della vita e la bilancia pesa sempre meno, sempre meno… Come non pensare che il tempo uccide, quando ci troviamo di fronte trecento lunghi giorni, lontani, divisi?  Potrà mai l’abitudine temperare la tua mancanza? Potrà mai l’assenza di te diventare qualcosa di quotidiano, e non gravarmi più come un macigno, sul cuore? Ci ritroveremo? Non voglio pensarci stasera, sotto questo cielo fitto di stelle, come pini scuri, attraverso la cui chioma filtri l’ultima luce del giorno… Questa notte, il giorno più bello della mia vita. Un giorno che vale quanto un’intera vita. Io che lentamente mi spoglio delle ultime vesti della giovinezza, io che mi perdo nel tuo caldo abbraccio, io che credo di morire… Io che pensavo di conoscere già tutto della vita. Questo amore, giunto all’improvviso, che mi ha scosso fin nelle profondità delle vene. Questo amore che mi ha tolto il sonno, che non mi fa più vivere tranquilla. Che mi ha fatto capire che vivere non è nulla, se non si ama. E quanto fatica mi costi amarti come ti amo ora, e allora forse t’amavo meno di oggi, e meno di questo secondo in cui sento come se l’eternità fosse concentrata in questa lettera, che tu non leggerai mai, che nessuno leggerà mai, che giacerà incompiuta, che brucerà insieme a carta straccia… Ma, che importa? Come preoccuparsi della morte, di domani, se penso a te?  

Ci fu un giorno in cui ci appartenemmo, e il cielo era stellato…

 

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2 commenti

  1. sai purtroppo la sofferenza ormai mi è diventata amica quotidiana, accompagnata dalla solitudine, la nostalgia, i rimorsi e i rimpianti!!!

  2. Mi ha davvero emozionato… L’ho trovato stupendo… complimenti!

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