Mormorio

Non posso più agitare queste braccia

ad attirare vita;

stanche, incatenate,

ora,

da una sapienza antica, saggia,

maestra di silenzi.

Non ho più urla da gridare all’orizzonte

da questa riva angusta.

Non ho più parole/figlie da mandare erranti,

per mondi sconosciuti.

Ho mani avvizzite,

soffocanti,

premute sulla mia bocca ancora nuda.

Sorrisi sbiaditi, abortiti.

Ho occhi d’attesa fra riva e risacca;

onda nell’ultima carezza di sabbia.

Consolante, consolante mormorio.

6 risposte

  1. anna ha detto:

    Alla fine resta l’attesa di qualcosa che succederà… forse? quando? ma? se? sono le parole che restano sospese al di là della delusione e della lotta stessa.
    Bellissimo il senso di angoscia rassegnata che riesci a rappresentare.
    a.

  2. Lucia Bonanni ha detto:

    “Ho occhi d’attesa fra riva e risacca”, l’attesa è sempre connotata da trepidazione, da incertezza, da quel desiderio sotteso che passi presto il tempo che ci separa da ciò che i nostri occhi vogliono vedere; tra riva è risacca, in quello spazio franco, si colloca il pensiero con l’incertezza. Facciamo che i sorrisi prendano colore e siano fiori di biancospino ai margini del sentiero e il mormorio compagnia ai nostri passi.
    Un saluto, Francesca.
    Ciao, Lucia

  3. ema ha detto:

    Veramente bellissima e suggestiva, questa poesia, quasi luminosa nel suo descrivere il tormento, di una vita di un’anima.
    Complimenti e cari saluti
    EMA

  4. Nicolas Antares ha detto:

    Bellissima! L’incerto e la speranza percepita appena, rendono questo scritto bellissimo.
    Il senso di malessere/angoscia che traspare è davvero coinvolgente.
    Bravissima!!! Un caro saluto da Nicolas Antares.

  5. Lucia Manna ha detto:

    Una bella poesia, sospesa fra l’angoscia e un filo sottilissimo di speranza.
    Complimenti e 5 stelle.

  6. Francesca Sommantico ha detto:

    Chissà perché, dopo i vostri commenti i miei scritti mi sembrano più belli. Grazie, siete carinissimi.

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