Mormorio
Non posso più agitare queste braccia
ad attirare vita;
stanche, incatenate,
ora,
da una sapienza antica, saggia,
maestra di silenzi.
Non ho più urla da gridare all’orizzonte
da questa riva angusta.
Non ho più parole/figlie da mandare erranti,
per mondi sconosciuti.
Ho mani avvizzite,
soffocanti,
premute sulla mia bocca ancora nuda.
Sorrisi sbiaditi, abortiti.
Ho occhi d’attesa fra riva e risacca;
onda nell’ultima carezza di sabbia.
Consolante, consolante mormorio.
Alla fine resta l’attesa di qualcosa che succederà… forse? quando? ma? se? sono le parole che restano sospese al di là della delusione e della lotta stessa.
Bellissimo il senso di angoscia rassegnata che riesci a rappresentare.
a.
“Ho occhi d’attesa fra riva e risacca”, l’attesa è sempre connotata da trepidazione, da incertezza, da quel desiderio sotteso che passi presto il tempo che ci separa da ciò che i nostri occhi vogliono vedere; tra riva è risacca, in quello spazio franco, si colloca il pensiero con l’incertezza. Facciamo che i sorrisi prendano colore e siano fiori di biancospino ai margini del sentiero e il mormorio compagnia ai nostri passi.
Un saluto, Francesca.
Ciao, Lucia
Veramente bellissima e suggestiva, questa poesia, quasi luminosa nel suo descrivere il tormento, di una vita di un’anima.
Complimenti e cari saluti
EMA
Bellissima! L’incerto e la speranza percepita appena, rendono questo scritto bellissimo.
Il senso di malessere/angoscia che traspare è davvero coinvolgente.
Bravissima!!! Un caro saluto da Nicolas Antares.
Una bella poesia, sospesa fra l’angoscia e un filo sottilissimo di speranza.
Complimenti e 5 stelle.
Chissà perché, dopo i vostri commenti i miei scritti mi sembrano più belli. Grazie, siete carinissimi.