Ti farò impazzire (la rivolta dell’Es)

Ti farò impazzire al terzo soffio,

all’ultimo gradino, durante i ticchettii notturni.

Ti farò impazzire perché son pazzo lo sai,

lo hai sempre saputo. Mangio e sputo.

Scavo, nelle anime, nelle tenebre, nella terra, nell’io. 

Ti farò impazzire come il sottile godimento di un requiem al buio,

come il piacere metallico della lama tagliente alla vista del sangue,

come lo scoppio d’illusione di tutti gli scenari vissuti.

Ti farò impazzire. A volte alle spalle, ma per lo più 

davanti, ritto o disteso comunque uguale a te stesso.

Ti farò impazzire come la partita che stai giocando, barando.

Volevi confessarlo, lo so, non hai avuto modo.

Non lo dirò a nessuno, tutti siamo nessuno, lo so che lo sai.

Vieni continuamente a me, in modo ingenuo. 

D’altronde dove potresti andare?

Sono la tua stessa fine, il tuo continuo, l’unica speranza.

Sono l’essenza di quelle palpebre chiuse

appena mezz’attimo dopo le tue, stanotte. 

 

11 risposte

  1. anna ha detto:

    il tormento, l’incubo, l’affioramento di quanto celato nel profondo che gelosamente nascondiamo a tutti e perfino a noi stessi, ci assale quando indifesi speriamo nella tregua in quell’armistizio giurato di quella guerra che combattiamo da sempre contro ciò che siamo.
    non ci sarà salvezza se non scenderemo a patti e non impareremo a riconoscerci e ad amarci.
    anna

  2. Laerte ha detto:

    Molte malattie, anche gravi, (somatizzazione) dipendono dal cattivo rapporto che abbiamo con questa parte profonda di noi che s’impone e stabilisce regole continuamente (morale). Riportare alla coscienza e ricordare ciò che siamo è un primo passo ad un migliore rapporto con noi stessi e di conseguenza ad una migliore qualità di vita. Grazie Anna nell’aver colto al volo. KissSal…

  3. SANDRA CARRESI ha detto:

    Scavare nell’animo dell’Io, se si ha una buona convivenza con noi stessi, potrebbe essere un esercizio piacevole e non contorto, certo il gioco del baro non ha mai una lunga durata ed il conseguente confronto con l’interno potrebbe essere tenebroso, meglio prendere l’abitudine allo scontro continuo ma diretto.
    Sandra

  4. Francesco 82 ha detto:

    Non ho parole… stupenda

  5. Laerte ha detto:

    Ciao Sandra, hai detto: Scavare nell’animo dell’Io, se si ha una buona convivenza con noi stessi, potrebbe essere un esercizio piacevole e non contorto. (ma è proprio questa la questione)…

  6. Laerte ha detto:

    Grazie Francesco…

  7. SANDRA CARRESI ha detto:

    Ciao, posso solo parlare per esperienza personale e per osservazione, ma avere una buona convivenza con noi stessi, almeno per me, significa avere conoscenza del proprio Io, data da ininterrotti colloqui interni, addirittura verbali come allo specchio, con il coraggio di accettare limiti, difetti, senza esaltarne i pregi, cercando di migliorare; spietata sincerità, nessuna attenuante, molto amore, non egocentrico, rispetto e stima per quell’Io che ogni giorno ci appartiene. Io ci vado d’accordo, se c’é qualcosa che mi turba, non mi scontro con Lui, ne parlo, a volte anche a voce alta, sempre che sia sola, altrimenti in casa si preoccupano.
    Sii sereno.
    Sandra

  8. Laerte ha detto:

    Sono sereno per te Sandra, questo lo so da sempre, le belle persone son belle per questo…

  9. Laerte ha detto:

    Mi va di spiegare qualche passaggio. Tenete conto che stiamo parlando della parte più profonda, potente e birichina della nostra anima. Georg Groddeck ha affermato che è l’es che vive l’io e non viceversa. Al terzo soffio perché se soffiate in faccia a qualcuno lo sopporterà al massimo due volte, all’ultimo gradino perché è quello che più facilmente si può scivolare facendoci male, i tichettii notturni sembrano spesso dispetti, e così via…

  10. betta ha detto:

    Qualunque commento possa fare, mi sembra riduttivo, mi sembra troppo poco per dirti quanto mi è piaciuta la tua poesia. Mi hai lasciato senza parole (e non è facile) ti dico solo BRAVO. Ciao da Betta

  11. Laerte ha detto:

    Ciao betta mi confondi, KissSal…

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