Teatro d’illusione
Si svuota untuoso l’antico impiantito
gli attori stremati s’inchinan d’invito.
La scena di nuovo appestata rimbomba
di chi s’appresta veloce, alla terrena tomba.
Le palandrane rieccheggian il suono dei corpi
che ignari di vivere meritan sol d’esser morti
ressa è all’uscita del gran teatro
che scatola vuota riempì l’arte per fato.
L’attore smunto scruta il suo viso
che un giorno truccò illudendosi a creso.
Ma l’arte dà nulla a chi, intatta e dorata,
dote da culla possiede e poi con cura è pure coltivata.
E’ sol dar anima e corpo e il cuor dolce con il suo apporto.
Come l’amor che nasce muta e muore, senza che il viver
ne abbia troppo a torto.
Ci leggo la vita in questa bella lirica. Bravo
Sandra
la vita del teatro e il teatro della vita…
recitare un ruolo sempre e non accorgersene neppure…
uscire di scena con grazia e dignità…
che differenza passa tra la commedia recitata sul palcoscenico e nella propria esistenza?
bravo.
mi è piaciuta.
anna
p.s.: metterei la maiuscola a Creso.
ciao
a
Un bel ritmo…