Dune…
Già, il deserto e… cammino ancora.
Una bava filante tocca a caso parti del corpo,
mentre corro, in quest’estenuante arida attraversata.
Non sento niente, cammino da giorni, forse mesi
tra crotali e vetri, piaghe e granelli di fuoco.
Salgo e ridiscendo dune, tutte uguali; tutte diverse.
Corro senza punti cardinali, a volte piangendo,
lacerandomi la pianta del piede come di lama sottile.
Laggiù qualche cima, forse sabbia.
Le ingrassate lacrime, davanti alla pupilla,
turbano la presente visione che,
per quanto terrificante, è pur sempre vita.
Infatti, è pur sempre vita.
Capita spesso di “camminare” nel viaggio della nostra vita ed attraversare punti desertici. Voglio dire solo due cose: per quanto questi momenti possano essere difficili, capaci di privare il nostro animo di caparbietà e voglia di andare avanti, essi restano comunque “momenti” che avranno prima o poi una loro fine, lasciando spazio a vallate verdeggianti dai profumi incatevoli. La seconda cosa che mi è venuta in mente leggendo questa poesia è che forse è meglio affrontare (anche piangendo) le difficoltà, piuttosto che fidarsi di (eventuali) effimeri “miraggi” e restarne poco dopo delusi. Io sono dalla parte di chi afferma che le difficoltà fortificano e un po’ ci cambiano.
Questa tua profonda poesia mi ha ricordato particolari momenti che comunque fanno parte del vissuto e che non rinnego. Del tuo scrivere mi piace come ti soffermi su “particolari” dettagli che altri non vedrebbero o non cosidererebbero.
Con stima
Raf.
Ciao, esattamente Raf sono i deserti dell’anima che ogni tanto incontriamo sul percorso della vita. Uso dire: solo un poeta può comprendere un altro poeta. Grazie dei complimenti…